18/07/2026
𝐌𝐚𝐥𝐚𝐦𝐨𝐜𝐜𝐨, 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐫𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐚𝐠𝐮𝐧𝐚
Prima di Rialto, prima di Palazzo Ducale e della Venezia che conosciamo, il centro politico delle comunità lagunari si trovava altrove. Si chiamava Metamauco e sorgeva nella parte meridionale della laguna, presso l’odierno Lido. Per quasi settant’anni fu sede del doge, del vescovo e delle istituzioni dalle quali sarebbe progressivamente nato il ducatus Venetiarum. Eppure, ancora oggi, non sappiamo con certezza dove si trovasse.
Le origini dell’insediamento rimangono difficili da ricostruire. Il nome Metamauco, attestato nelle fonti medievali in forme diverse — Metamaucum, Metamaucus, Mathemaucum — è stato collegato al Medoacus, l’antico sistema fluviale del Brenta, ma l’etimologia non è definitivamente chiarita. Anche l’ipotesi di un centro portuale già attivo in età romana resta plausibile, ma non è sostenuta da prove archeologiche sufficienti per ricostruirne dimensioni e continuità.
La storia documentabile emerge con maggiore chiarezza nell’VIII secolo. Intorno al 742, dopo una fase di violente contese interne, la sede ducale venne trasferita da Eraclea a Metamauco. Qui fu eletto doge Teodato, o Deusdedit, figlio di Orso Ipato. La scelta rispondeva probabilmente ai nuovi equilibri politici della laguna: Metamauco occupava una posizione strategica lungo le rotte che collegavano l’Adriatico, Chioggia, la terraferma e le isole lagunari.
Definirla “capitale di Venezia” è suggestivo, ma richiede cautela. Non esisteva ancora la città di Venezia come Stato pienamente formato, né il dogado aveva assunto le istituzioni dei secoli successivi. Metamauco era piuttosto la sede principale di un ducato marittimo ancora inserito nell’orbita dell’Impero bizantino, ma sempre più autonomo e attraversato dal confronto fra interessi bizantini, longobardi e, in seguito, franchi.
Il momento decisivo arrivò fra l’809 e l’810, durante il conflitto tra l’Impero carolingio e Bisanzio per il controllo dell’alto Adriatico. Pipino, re d’Italia e figlio di Carlo Magno, condusse una spedizione contro le comunità lagunari. Le fonti medievali offrono versioni differenti della campagna e non consentono di ricostruire ogni fase con sicurezza. È tuttavia evidente che la posizione di Metamauco, relativamente esposta verso la terraferma, mostrò tutta la propria vulnerabilità.
Nel 811, sotto il doge Agnello Partecipazio, la sede politica fu trasferita a Rivoalto, nel cuore dell’arcipelago destinato a diventare Venezia. Non si trattò soltanto di un cambiamento geografico: il nuovo centro, meglio protetto dalle acque e più favorevole alla navigazione, divenne il nucleo attorno al quale si consolidarono il potere ducale e le future istituzioni della Repubblica.
Metamauco non scomparve immediatamente. Conservò la sede episcopale e una propria importanza religiosa fino ai primi anni del XII secolo, quando il vescovado fu trasferito a Chioggia. Proprio allora le fonti attestano una Nova Metamauco, generalmente identificata con l’attuale borgo di Malamocco.
Secondo una tradizione molto diffusa, la città antica sarebbe stata sommersa da una catastrofica mareggiata nel 1106 o nel 1116. La storiografia contemporanea è però più prudente: mancano una testimonianza coeva inequivocabile e resti archeologici capaci di dimostrare la distruzione improvvisa di un’intera città. L’antica Metamauco potrebbe essere stata abbandonata gradualmente a causa dell’instabilità idrografica, dell’erosione, delle trasformazioni dei litorali e dello spostamento delle funzioni politiche ed ecclesiastiche. Anche la sua localizzazione rimane discussa e non coincide necessariamente con l’abitato odierno.
Malamocco conserva quindi una memoria più complessa della leggenda della “città sommersa”. Racconta una laguna mobile, nella quale insediamenti, canali e litorali potevano cambiare mentre nasceva una nuova organizzazione politica. Ritrovare l’antica Metamauco significherebbe illuminare uno dei passaggi decisivi delle origini di Venezia.
Bibliografia essenziale:
L. Fozzati, C. Pizzinato (a cura di), Malamocco. Studi di archeologia lagunare e navale, Marsilio, Venezia, 2008.
Andrea Castagnetti, “Insediamenti e populi”, in Storia di Venezia. Dalle origini alla caduta della Serenissima, vol. I, Origini-Età ducale, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma, 1992.
— 𝐀𝐧𝐭𝐨𝐧𝐢𝐨 𝐕𝐚𝐢𝐚𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚