03/07/2022
Nella Repubblica di Venezia, l’apparenza era un aspetto fondamentale da curare, poiché questo rendeva visibile lo stato sociale e il valore di una persona. Fu così che nacquero le cosiddette “donne imbellettate”, come le definiva il cronista e pittore Giovanni Grevembroch (Venezia, 1731-1807).
Queste donne seguivano tutte le tendenze del tempo per incrementare la loro bellezza fisica, utilizzando congegni e altri artifici più o meno naturali per raggiungere lo scopo. Nel suo celebre libro “Gli abiti de Veneziani di quasi ogni età con diligenza raccolti e dipinti nel secolo XVIII”, Grevembroch descrive il metodo più usato per tingere di color oro i capelli: le donne si bagnavano la testa con una pozione e rimanevano giorni interi sulle altane (tipiche terrazze veneziane), lasciando asciugare i capelli al sole. Per evitare le scottature sul viso, portavano il cappello senza fondo, visibile nel disegno, chiamato “solana”, sopra cui stendevano i capelli.
Nella descrizione di questo processo, Grevembroch illustra la ricetta dell’unguento: “Lume di rocca oncie sei, vitriolo oncie quattro, salnitro oncie due, il tutto distillato con acqua. Olio di miele, e rosso d’uovo mischiato assieme. Lisciva di cenere di vite, paglia di orzo, scorze di liquirizia, limature di bosso e zafran comin.”
Giovanni Grevembroch sec. XVIII, Cortigiana, in Gli abiti de Veneziani di quasi ogni età con diligenza raccolti e dipinti nel secolo XVIII. Volume II Metà del sec. XVIII Disegno ad acquerello; Biblioteca del Museo Correr. Restaurato nel 2011 da Save Venice Inc..