03/04/2022
PIAZZA BENGASI: AGIRE PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI
Il lungo cammino verso il degrado della zona di piazza Bengasi parte da lontano e trova origine in due scelte ben precise che hanno lacerato, come lame di coltello, la vita di un quartiere che – fino ad allora – si era connotato come popolare ma tranquillo.
Il primo colpo inferto al territorio è stato lo spostamento del mercato lungo via Vigliani, per lasciare posto, nella piazza, ai lavori di realizzazione del capolinea della Metro 1: una decisione anche comprensibile se tutto si fosse concluso in tempi normali.
Invece, e questo è stato il secondo colpo, la durata dei lavori per la stazione si è dilazionata all’infinito: oltre un decennio per meno di 2.000 metri di percorso.
Nel frattempo, con la piazza trasformata in un cantiere eterno, alcuni negozi di vicinato hanno dovuto arrendersi e si è creata, lentamente, una sorta di desertificazione, una terra di confine, poco controllata e adatta al proliferare delle attività illecite.
Nel decennio del famigerato cantiere, le autorità comunali non hanno nemmeno provato a creare e proporre iniziative aggregative e continuative all’aperto, tese a ricucire la comunità e a togliere spazio e respiro ai traffici illegali.
Durante i lavori, nonostante le avvisaglie, i controlli sulla sicurezza della zona sono stati insufficienti (in particolar modo da parte della Polizia Locale).
Poi sono arrivati la Metro (un servizio certo utilissimo) e un parcheggio a pagamento che si è dimostrato un’inutile cattedrale nel deserto. Su quest’ultimo si è aperta anche una sorta di comica: essendo sempre vuoto l’Amministrazione Comunale aveva deciso di rendere gratuita una parte degli stalli ma, a quanto pare, adesso si è fatta marcia indietro.
Intanto, nelle vie intorno alla piazza si è scatenata la lotta per il parcheggio con il risultato di rendere la vita più difficile a residenti e negozianti.
In effetti, con l’istituzione del parking a pagamento si sono visti comparire, come per magia, sia gli addetti della GTT che gli agenti della Polizia Locale ma con l’unico scopo di perseguire (giustamente) la sosta selvaggia. Non certo per controllare la sicurezza del territorio e l’eventuale configurazione di reati ben più gravi (mi riferisco ai vigili non alla GTT).
Ora si parla (cosa che poteva essere progettata prima) di riportare finalmente il mercato nella piazza e di realizzare un parcheggio sotterraneo, con la prospettiva di un nuovo, e probabilmente non breve, cantiere.
Il quartiere, di fatto, è stato abbandonato a se stesso, nel disinteresse di chi aveva il dovere e l’onere di salvaguardarne i valori, le condizioni di legalità e la vitalità.
Recentemente, occorre riconoscerlo, la presenza delle Forze dell’Ordine (Polizia, Carabinieri e Guarda di Finanza) si è leggermente intensificata ma rimane insufficiente.
E due fatti sottolineano profondamente il rischio che ci si trovi prossimi all’orizzonte degli eventi, ossia il punto di non ritorno.
Nel primo caso, in piazza Bengasi, lato via Sestriere, un’auto dei carabinieri è stata oggetto del lancio di un sasso durante un servizio di controllo del territorio.
Nel secondo (e lo si può vedere dalle due foto allegate), nell’allestimento che cinge il vecchio dazio (la Casa Gialla) è stato praticato un ampio squarcio per consentire il passaggio di persone e cose, soprattutto di notte e con obiettivi piuttosto intuibili.
Mi rendo conto che il locale Comitato per la Sicurezza e l’Ordine Pubblico debba affrontare questioni ben più delicate ma ritengo che chi di dovere (e sono vari soggetti) debba dare un segnale concreto, forte e costante di controllo, prevenzione e deterrenza.
In democrazia la legalità è un patto (definito da leggi) che va rispettato e, soprattutto, fatto rispettare senza incertezze. E’ un rapporto fiduciario tra cittadini e istituzioni.
La caduta di questa fiducia sarebbe una sconfitta di tutti: della politica, delle istituzioni, delle forze dell’ordine e dei cittadini
Sarebbe una sconfitta della civiltà.