USB Federazione ROMA

USB Federazione ROMA UNIONE SINDACALE DI BASE, UN’ORGANIZZAZIONE PER MILIONI DI LAVORATORI Alla confederazione aderiscono in forma associativa l’AS.I.A.

Unione Sindacale di Base
UNIONE SINDACALE DI BASE, UN’ORGANIZZAZIONE PER MILIONI DI LAVORATORI

Oltre 600 delegati, di tutti i settori del mondo del lavoro e provenienti da ogni parte d’Italia, hanno scelto di dare vita alla USB, Unione Sindacale di Base, la nuova confederazione varata il 23 maggio 2010 al Teatro Capranica di Roma. Nucleo centrale della nuova organizzazione RdB, SdL e consistenti

realtà della CUB, che insieme ad altre organizzazioni sindacali di base sono giunte al termine del processo costituente iniziato 2 anni prima; un percorso che, iniziato con l'assemblea milanese del maggio 2008, ha coinvolto nella discussione migliaia di delegate e delegati, i quali sono riusciti a superare vecchi steccati ed hanno avuto la capacità e l’entusiasmo di progettare il futuro del sindacalismo indipendente dal quadro politico, istituzionale e padronale. Hanno partecipato con interesse alla nascita di USB anche Snater e Or.S.A., che hanno portato i loro contributi al dibattito congressuale confermando l'interesse a prendere parte al processo di unificazione, anche se con tempi diversi. USB non è un’organizzazione che va ad aggiungersi a quelle esistenti, ma ha l’ambizione e la possibilità di costituire il sindacato maggioritario che oggi serve ai lavoratori ed ai settori popolari. La nuova confederazione nasce forte della storia, del radicamento e della rappresentatività delle organizzazioni precedenti, già firmatarie di numerosi contratti collettivi nazionali di lavoro. USB ha una struttura confederale articolata sul territorio nazionale, regionale e provinciale ed una forma snella e pratica, prevedendo due macro-aree intercategoriali (il settore pubblico e il settore privato) sulla scia di quanto già avvenuto in molti paesi europei come Germania e Grecia. Al contempo, USB mantiene e rafforza il suo radicamento nei luoghi di lavoro e predispne la sua presenza nei territori in modo da rispondere adeguatamente alle istanze di “Uguaglianza, Solidarietà, Bisogni” provenienti non più solo dai segmenti classici del mondo del lavoro, ma anche da quelli di “nuova generazione”: i precari, i migranti, i disoccupati e coloro che non hanno un reddito o sono senza casa. associazione per il diritto alla casa, e l’Organizzazione dei Pensionati. Grande importanza è data anche ai servizi, attraverso efficienti servizi fiscali, di patronato, uffici vertenze e legali, sportelli migranti. USB ha un approccio sindacale intercategoriale, con l’obiettivo di contrapporsi alla frammentazione dei lavoratori connettendo le lotte nei luoghi di lavoro, sul territorio e nel sociale. Attraverso una capillare diffusione sul territorio nazionale (90 sedi in tutte le regioni), USB rappresenta ed organizza i soggetti del lavoro e del non lavoro, è sindacato accogliente per le nuove istanze sociali, è sindacato "meticcio", è sindacato “contaminato” dalle esperienze provenienti da altre realtà di lotta: per la casa, per l’ambiente, per i beni comuni, per i diritti uguali dei migranti. USB rifiuta lo "sviluppismo", che distrugge vite umane e territori, genera guerre, razzismo e miseria e vuole porsi come sindacato capace di attivare un cambiamento generale nel nostro paese. In continuità con la storia delle organizzazioni costituenti la nuova confederazione, nella USB sono centrali la democrazia e la partecipazione attiva dei lavoratori attraverso una forma organizzativa orizzontale in tutte le sue articolazioni. Ancora, USB è il sindacato del conflitto, finalizzato all’acquisizione di nuovi diritti e nuove tutele, per una contrattazione che abbia come presupposto il miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita per milioni di lavoratori non finalizzata unicamente alla riduzione del danno. Grande importanza è riservata ai temi internazionali. All’assemblea costitutiva del 23 maggio sono giunti i messaggi di auguri provenienti da molte organizzazioni sindacali internazionali, fra cui quello della Confederazione sindacale mondiale WFTU (World Federation of Trade Unions), dal PAME, il sindacato combattivo greco che sta guidando le lotte in quel paese, e dal LAB, sindacato Basco. Le strutture organizzative di USB
La Confederazione (www.confederazione.usb.it)
USB Pubblico Impiego (www.pubblicoimpiego.usb.it)
USB Lavoro Privato (www.lavoroprivato.usb.it)
USB Federazioni territoriali (le nostre sedi)

I servizi della USB
Ufficio Vertenze e Assistenza Legale: recupero crediti da lavoro (differenze retributive, arretrati, inserimento nei fallimenti, ecc.), controllo busta paga, scatti di anzianità, t.f.r., malattia e infortunio;

CAF Servizi di Base (assistenza fiscale); (www.cafservizidibase.it)

Patronato attraverso specifica Convenzione (assistenza previdenziale ecc.);

sportello salute, ambiente, sicurezza, infortuni, malattie professionali, ecc.;

assistenza alla persone handicappate;

assistenza ai lavoratori immigrati;

consulenza e assistenza legale su tutti i problemi della casa (affitti, sfratti, patti in deroga).

27/05/2026

Caro-prezzi, A.Ba.Co. dopo l’incontro in Prefettura a Roma: "Subito un controllo popolare contro le speculazioni per difendere il potere d’acquisto delle famiglie e la stabilità sociale"
Roma, 25 maggio 2026 – Si è concluso oggi l’incontro tra la delegazione di A.Ba.Co. (Associazione di Base dei Consumatori) e i rappresentanti della Prefettura di Roma. Al centro del colloquio, fortemente voluto dall’associazione, la pressante emergenza legata all’impennata dei prezzi al consumo e le pesanti ripercussioni che questa dinamica sta scaricando sulla tenuta sociale del Paese.
Nel corso del tavolo, A.Ba.Co. ha esposto con fermezza i rischi concreti di un’inflazione fuori controllo, chiedendo esplicitamente alla Prefettura di Roma quali iniziative e strumenti formali si stessero mettendo in campo a livello territoriale per monitorare il fenomeno e segnalare tempestivamente le anomalie alle autorità giudiziarie e di vigilanza competenti. I rappresentanti della Prefettura hanno ribadito che l’organo di governo locale non possiede poteri sanzionatori diretti, ma esercita una fondamentale funzione di vigilanza.
È emersa, d’altronde, la consapevolezza condivisa che il tema del carovita ha ormai assunto un carattere generale e strutturale, la cui risoluzione scavalca le possibilità di intervento di una singola prefettura.
Proprio per l'estensione nazionale del problema, l'azione di A.Ba.Co. sta registrando una rapida accelerazione in tutta Italia: l'associazione comunica infatti di essere già stata contattata da altre importanti prefetture, tra cui quelle di Napoli e di Campobasso, a dimostrazione di come la mobilitazione stia trovando ascolto e sensibilità da parte dei rappresentanti del Governo sul territorio.
Durante l'incontro di oggi a Roma, il confronto si è focalizzato sulle soluzioni concrete da attivare subito. Attualmente, presso la Prefettura capitolina è operativo un Osservatorio sui prezzi dei prodotti agricoli, uno spazio istituzionale strategico al quale A.Ba.Co. ha formalmente chiesto di partecipare per dare voce diretta ai cittadini. L’associazione ha tuttavia specificato che questa misura, seppur lodevole, non è più sufficiente per coprire i reali bisogni della popolazione.
A.Ba.Co. ha infatti annunciato l’intenzione di presentare una formale richiesta al Governo nazionale affinché l’esperienza degli osservatori sui prezzi delle prefetture venga estesa per legge a tutte le altre principali filiere economiche e dei servizi.
L’obiettivo di questa estensione è chiaro e non più rimandabile: dare alle associazioni dei consumatori e ai comitati di cittadini gli strumenti giuridici e gli ambiti fisici per monitorare costantemente l’andamento dei prezzi, svelando e bloccando sul nascere le speculazioni che si annidano lungo i passaggi delle filiere. Come già avvenuto e duramente denunciato da A.Ba.Co. in passato sul fronte del prezzo dei carburanti, le manovre speculative sono costantemente dietro l’angolo. Senza un argine normativo, i rincari ingiustificati rappresentano una minaccia immediata e devastante per il potere d’acquisto dei lavoratori e dei pensionati, trasformandosi in un potenziale e pericoloso innesco di tensioni sociali, specialmente per i quartieri e le fasce più popolari della cittadinanza.
È proprio sulla necessità di attivare e istituzionalizzare forme diffuse di "controllo popolare" sui prezzi a livello territoriale che l’associazione insiste da tempo. L’invio delle richieste per l’apertura dei tavoli di monitoraggio a tutte le prefetture d’Italia risponde esattamente a questa visione: restituire alle comunità locali il potere di difendere la propria dignità economica e la propria stabilità sociale di fronte ai giganti della speculazione.

Ufficio Stampa A.Ba.Co. - Associazione di Base dei Consumatori
Sede Nazionale: Via Cagliari 11, 00198 Roma
Sito web: www.abaco.info - Email: [email protected]

25/05/2026

Ama SPA: i lavoratori rilanciano la protesta e il prossimo 12 giugno sarà sciopero

Dopo il partecipato sciopero dell’11 maggio e il successivo incontro con la Direzione Generale di Roma Capitale, i lavoratori dell’igiene ambientale dipendenti di AMA S.p.A. esprimono forte insoddisfazione per le risposte ricevute.

Resta infatti evidente il progetto aziendale di trasformare domeniche e festività in ordinari giorni di lavoro, cancellando di fatto tempi di vita, diritto al riposo e dignità dei lavoratori. Una scelta inaccettabile che scarica ancora una volta sui dipendenti le responsabilità delle inefficienze organizzative e gestionali dell’azienda.

Il servizio di igiene ambientale non si migliora peggiorando le condizioni di lavoro di chi ogni giorno garantisce pulizia e decoro alla città. Servono invece investimenti, mezzi efficienti, organizzazione del lavoro e una gestione dirigenziale all’altezza delle necessità della cittadinanza e dei lavoratori.

Le stesse controverse consultazioni sull’ipotesi di accordo sottoscritta da CGIL, CISL, UIL e FIADEL hanno certificato una profonda sfiducia dei lavoratori verso le rappresentanze sindacali firmatarie. In numerosi posti di lavoro si sono registrate percentuali altissime di bocciatura dell’accordo, segnale evidente di uno scollamento sempre più marcato tra organizzazioni sindacali che assecondano la volontà aziendale e lavoratori ormai stanchi di assistere allo smantellamento progressivo dei propri diritti.

Per queste ragioni la mobilitazione prosegue. I lavoratori rilanciano la protesta e il prossimo 12 giugno incroceranno nuovamente le braccia con uno sciopero e un presidio sotto il Campidoglio.

La cittadinanza deve sapere che le gravi mancanze del servizio sono responsabilità esclusiva della dirigenza AMA e delle scelte politiche aziendali, non dei lavoratori che quotidianamente operano in condizioni sempre più difficili.

USB continuerà a sostenere la lotta dei lavoratori dell’igiene ambientale fino al ritiro di ogni progetto di peggioramento delle condizioni di lavoro e al reale rilancio del servizio pubblico.



USB Unione Sindacale di Base Igiene Ambientale AMA

25/05/2026
+++Attenzione+++SABATO 23 LA METRO A SARà CHIUSA PER LAVORIdi seguito le indicazioni per raggiungere la piazza del corte...
22/05/2026

+++Attenzione+++

SABATO 23 LA METRO A SARà CHIUSA PER LAVORI
di seguito le indicazioni per raggiungere la piazza del corteo

22/05/2026

Se anche l’ISTAT rilancia la manifestazione operaia del 23 maggio

Se l’ISTAT voleva dare un contributo alla manifestazione operaia di domani per i salari e contro il carovita c’è riuscita alla grande. Undici milioni di persone a rischio povertà, l’8,6% del potere d’acquisto perduto rispetto al 2019, un quinto della popolazione che ha difficoltà ad arrivare a fine mese e oltre un quarto che non riesce a far fronte alle spese impreviste: è questa la sintesi che i media mainstream riportano del rapporto annuale pubblicato ieri e che sembra l’incipit della manifestazione di domani a piazza della Repubblica.

Il Paese è bloccato, l’industria è ferma da più di due anni e perde continuamente pezzi, mentre il governo è sempre più spaesato e senza una strategia per affrontare una situazione che ogni giorno si fa più complessa.

Giorgetti ha l’assillo di far quadrare i conti e spera che la Ue renda più flessibili regole che invece restano molto rigide. E la Meloni che ogni giorno è costretta a dire cose in contraddizione con quello che andava sostenendo fino a qualche settimana fa, sembra ormai un disco rotto. Il primo maggio si è inventata la formula del salario giusto che per lei in sostanza sarebbe quello attuale, ma l‘idea era così insignificante che è già stata dimenticata.

E ora ci pensa l’ISTAT a certificare, se ce ne fosse ancora bisogno, che il Paese sta scivolando verso il baratro.

Ma di cosa ha bisogno l’Italia per affrontare questa crisi che non è soltanto economica ma è di prospettiva? Qual è il cambiamento vero di cui c’è bisogno?

A urlarlo per le strade di Roma saranno domani migliaia di operai provenienti da tutta Italia. La loro è una piattaforma che esce dalle lotte e dalle vertenze di questi anni e che parla un linguaggio chiaro e inequivocabile: rialzo dei salari, controllo dei prezzi, basta precarietà, rilancio dell’economia pubblica, più potere ai lavoratori per combattere omicidi e infortuni sul lavoro, diritto alla casa e regolarizzazione per tutti i lavoratori stranieri.

Questa piattaforma, però, mentre parla di condizioni di lavoro e di vita, è anche una proposta di futuro per tutti. Guarda infatti ad una economia di pace e si contrappone a chi invece vede nel riarmo una prospettiva economica ed un’opportunità per l’Italia o l’Europa. Per questo domani a piazza della Repubblica ci sarà l’incontro con chi è appena tornato dalla Flotilla, dopo il sequestro e i pestaggi subiti da parte di Israele. Perché il filo che lega la questione sociale e la lotta contro la guerra e per la difesa dei popoli colpiti dall’aggressione imperialista è unico.

Che futuro vogliamo? È questo il grido che lancia la manifestazione di domani, che è un grido di lotta per cacciare il governo della guerra ma anche un appello per unire il popolo della pace.

Ci vediamo in piazza, ore 14:00 a piazza della Repubblica.

22/05/2026

La legge 146 del 1990, quella che da allora limita pesantemente il diritto di sciopero, viola la Carta Sociale Europea in tre punti: 1) sono troppi i settori che rientrano nella definizione di servizi essenziali; 2) l’obbligo di indicare la durata dello sciopero già al momento della sua proclamazione indebolisce eccessivamente lo sciopero stesso; 3) sono eccessivi i periodi dell’anno nei quali non si può scioperare e, soprattutto, l’impossibilità di scioperare nei “momenti chiave” è un altro fattore di forte indebolimento dello sciopero.

Queste tre violazioni dei principi della Carta Sociale Europea sono state riconosciute dal Comitato Europeo per i Diritti Sociali (CEDS) in un suo recente pronunciamento sul ricorso presentato dall’USB. Il CEDS è un organo del Consiglio d’Europa incaricato di monitorare l'attuazione della Carta Sociale Europea da parte degli Stati membri. Ora, sulla base di queste decisioni, il Governo e il Parlamento italiani dovrebbero rivedere la legge 146 per riallinearla con i principi della Carta Europea.

Di questo parleremo al Convegno dell’11 giugno all’hotel Nazionale. Sono stati invitati i partiti di opposizione Pd, M5S e AVS, i sindacati Cgil, Cisl e Uil, i presidenti delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato, la presidente della Commissione di Garanzia, il Ministro del Lavoro e il presidente del CNEL.

CUBA PER LA PACECONTRO LE AGGRESSIONI MILITARI USADecine di organizzazioni, partiti, associazioni e sindacati si sono ri...
22/05/2026

CUBA PER LA PACE
CONTRO LE AGGRESSIONI MILITARI USA

Decine di organizzazioni, partiti, associazioni e sindacati si sono riuniti per rispondere alle minacce di aggressione contro Cuba.

Crediamo sia urgente una mobilitazione unitaria al fianco del popolo cubano.

Chiediamo a tutte le forze progressiste, democratiche, pacifiste e solidali di unirsi in un ampio fronte contro ogni tipo di aggressione a Cuba.

Chiediamo la fine del blocco, che è a tutti gli effetti una punizione collettiva e unilaterale contro un Paese pacifico che ha esportato solo solidarietà e non rappresenta una minaccia per nessun altro Paese.

Convochiamo per giovedì 28 maggio una manifestazione a Roma, che si concluda sotto l'Ambasciata Usa, e si invitano tutte le città a costruire momenti unitari sotto le sedi diplomatiche e militari statunitensi nella stessa data.

Invitiamo tutti e tutte a un'assemblea unitaria nazionale della solidarietà con Cuba a Roma, al Nuovo Cinema Aquila, per domenica 7 giugno alle ore 10:00.

Nel contesto attuale, invitiamo tutti alla massima allerta e pronta operatività per difendere Cuba nel nostro Paese e mobilitarsi subito in caso di attacco.

21/05/2026

Siamo stanchi di pagare sempre noi: il 23 maggio manifestazione nazionale a Roma
La condizione materiale di chi lavora in questo Paese ha raggiunto un punto di rottura. Il problema riguarda tutti: salari bassi, salari medi, perfino retribuzioni considerate fino a pochi anni fa solide. Il potere d’acquisto si riduce mese dopo mese. Il costo della vita cresce, le bollette aumentano, i beni essenziali diventano più cari. La busta paga resta ferma mentre tutto il resto accelera.
Questo scarto produce un effetto netto: si lavora di più e si vive peggio. Il salario perde funzione, diventa insufficiente a garantire una vita dignitosa. Anche chi ha un lavoro stabile sperimenta una perdita progressiva di sicurezza materiale. La questione salariale emerge come emergenza generale.
Questa dinamica ha radici precise. Non si tratta di una crisi passeggera. Siamo dentro una trasformazione strutturale del capitale, governata attraverso la guerra, il riarmo, la precarietà e la compressione del lavoro. L’aumento dei prezzi, l’instabilità delle forniture, il costo dell’energia rappresentano effetti diretti di questo assetto.
La dimensione internazionale entra dentro la vita quotidiana. Le guerre in corso, l’estensione dei conflitti e gli episodi recenti che colpiscono anche iniziative civili e solidali mostrano un livello di scontro sempre più avanzato. Il quadro geopolitico determina scelte economiche, orienta le politiche industriali, ridefinisce l’uso delle risorse pubbliche.
L’economia di guerra prende forma come scelta politica. Le risorse vengono indirizzate verso il riarmo, gli impegni internazionali assorbono quote crescenti di bilancio, il welfare e i salari restano subordinati. Il lavoro paga il prezzo di questa trasformazione: attraverso l’aumento del costo della vita e attraverso la redistribuzione regressiva della ricchezza.
Dentro questo scenario emerge un punto centrale. Il salario e la guerra appartengono allo stesso terreno. Le politiche che alimentano la corsa agli armamenti coincidono con quelle che comprimono il lavoro e riducono il reddito.
Da qui prende forma la mobilitazione del 23 maggio. Un passaggio che mette al centro la condizione materiale delle persone e la collega alle scelte strutturali che stanno ridefinendo l’economia.
Questo percorso ha già assunto una forma politica chiara nell’Assemblea Nazionale Operaia del 28 marzo. In quella sede si è definito un manifesto che rappresenta una linea di rottura con l’attuale modello di sviluppo. Un impianto che parte dal salario come diritto e come misura della ricchezza prodotta, rivendica un aumento generalizzato delle retribuzioni, la loro difesa automatica dall’inflazione, la riduzione dell’orario di lavoro, il controllo sulle condizioni di sicurezza, il superamento degli appalti e della frammentazione produttiva.
Dentro quella piattaforma prende corpo una visione alternativa: intervento pubblico nei settori strategici, redistribuzione della ricchezza, centralità del lavoro nelle scelte economiche. Un programma che si oppone frontalmente a un modello fondato su sfruttamento, insicurezza e riarmo.
Il lavoro operaio assume qui una funzione precisa. Produce la ricchezza del Paese e può determinare un cambio di direzione. Da questa posizione nasce una responsabilità: chiamare a raccolta un fronte sociale più ampio, capace di riconoscersi in un programma che rimette al centro i bisogni reali.
Questa chiamata riguarda tutti i soggetti colpiti dall’attuale modello: lavoratori, giovani, pensionati, chi vive precarietà e impoverimento. L’obiettivo è costruire una mobilitazione larga, capace di tenere insieme queste condizioni dentro una prospettiva comune.
Il nodo riguarda i rapporti di forza. La traiettoria attuale spinge verso bassi salari, aumento delle disuguaglianze, espansione della spesa militare e coinvolgimento crescente nei conflitti. Una traiettoria diversa richiede organizzazione, continuità e capacità di incidere.
“Paghiamo sempre noi” descrive una condizione reale. Il 23 maggio rappresenta il passaggio per trasformarla in forza collettiva.
Il lavoro può tornare a determinare le scelte. Questa è la direzione da costruire.

20/05/2026

USB: DOPO LO SCIOPERO DEL 18 MAGGIO CONTINUA LA MOBILITAZIONE PER LA LIBERAZIONE DEGLI ATTIVISTI DELLA FLOTTIGLIA E DEL POPOLO PALESTINESE

Con lo sciopero e le mobilitazioni del 18 maggio abbiamo costruito un’altra giornata importante di solidarietà internazionalista, insieme alla flottiglia, a migliaia di lavoratrici, lavoratori, studenti e cittadini contro il genocidio del popolo palestinese e contro la complicità dei governi occidentali.

Sparare contro imbarcazioni civili che trasportano medicinali, aiuti sanitari e attivisti disarmati diretti a Gaza costituisce un crimine contro l’umanità. Farlo in acque internazionali dimostra la totale certezza dell’impunità garantita dalla complicità politica, diplomatica e militare delle potenze occidentali.

Israele agisce sapendo di poter contare sul silenzio dell’Unione Europea, sulla subordinazione del governo italiano e sull’ipocrisia di chi continua a parlare di “diritti umani” mentre copre un genocidio in diretta mondiale.

Le immagini degli attivisti della flottiglia fermati, aggrediti e colpiti dall’esercito israeliano mostrano con chiarezza il salto ulteriore compiuto dal governo Netanyahu: reprimere anche le missioni umanitarie pacifiche per isolare completamente il popolo palestinese e scoraggiare ogni forma di solidarietà internazionale.

A rendere ancora più grave quanto accaduto sono le recenti immagini dei maltrattamenti inflitti ai componenti della Flottiglia dopo il fermo. Si ripete lo stesso brutale rituale già visto con la Flottiglia dello scorso autunno: il passaggio provocatorio davanti a Ben Gvir, gli attivisti trattati come trofei di guerra, esposti pubblicamente, umiliati, insultati e disprezzati. Una messinscena di potere e sopraffazione che non ha nulla a che vedere con la giustizia e tutto a che vedere con la volontà politica di intimidire chiunque osi rompere l’assedio, portare aiuti, denunciare il genocidio e stare dalla parte del popolo palestinese.

L’Europa resta muta e complice. Non difende neppure i propri cittadini aggrediti in mare.

Oggi viene colpita l’idea stessa che esistano regole internazionali valide per tutti, che esistano limiti all’uso della forza, che il diritto internazionale abbia ancora un significato.

Il messaggio che Israele, gli Stati Uniti e i governi europei stanno lanciando è brutale: la forza è l’unica legge riconosciuta.

Chi ha potere militare può bombardare, affamare, occupare, deportare, colpire civili e missioni umanitarie senza subire conseguenze.

Si rompe così definitivamente l’ipocrisia dell’“Occidente democratico”, che per decenni ha preteso di impartire lezioni di civiltà e legalità al resto del mondo mentre sosteneva guerre, apartheid, occupazioni e massacri.

La vicenda della flottiglia dimostra anche il fallimento della falsa narrazione sull’“unica democrazia del Medio Oriente”. Non c’è democrazia possibile dove esistono apartheid, sterminio di civili, torture, bombardamenti contro bambini e distruzione sistematica di ospedali, scuole e infrastrutture vitali.

USB continuerà a mobilitarsi contro il genocidio del popolo palestinese, contro l’economia di guerra e contro la complicità del governo Meloni, dell’Unione Europea e della NATO.

Dopo lo sciopero del 18 maggio la mobilitazione continua. Costruire ovunque iniziative, presidi, boicottaggi: per la liberazione degli attivisti della flottiglia, per la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi, per fermare il genocidio in Palestina, per la rottura di ogni collaborazione militare, economica e diplomatica con Israele.

La solidarietà internazionale non si arresta.

Palestina libera.

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Via Dell'Areoporto
Rome
00175

Telefono

06.762821

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