15/08/2023
Otto giorni pieni a Istanbul (più due di viaggio). Sono tornato in questa città a distanza di dieci anni e ne ho apprezzato ancor più l'anima, la poliedricità e la sua immensità. Dico solo che dopo otto giorni intensi, a girare ovunque e soprattutto ben al di fuori dei tradizionali circuiti turistici, torno a casa dispiaciuto per non aver potuto approfondire ulteriormente quella che probabilmente è la megalopoli più bella d'Europa. Fosse solo perché rispecchia appieno il miscuglio di popoli e storie che l'hanno attraversata e che da bambino mi ha affascinato per il suo essere costruita a cavallo di due continenti.
Vado con ordine: il mio modo di viaggiare ammetto che è sui generis, quindi non tutti possono apprezzarlo. Ma Istanbul è una città che merita un approccio mentale particolare e per la quale bisogna essere predisposti, altrimenti si rischia di viverla male o troppo superficialmente. È una città immensa (cinque volte Roma) e con miliardi di sfaccettature, quindi consiglio - se possibile - di dedicarle un soggiorno di almeno una settimana. I primi due servono a entrare nella sua forma mentis, gli altri a capire che bisogna tornarci a tutti i costi. Si rischia, altrimenti, di rimanere confinati nella plastificata (quanto bellissima, sia chiaro) Sultanamhet.
Per raggiungere la vecchia Bisanzio, visti i prezzi dei voli diretti tutt'altro che abbordabili, opto per la bizzarra soluzione aereo Roma - Sofia + pullman (10 ore i tempi di percorrenza - dogane permettendo - , prezzo fisso solo andata 30 Euro). Per chi invece arriva in aeroporto, lo scalo di Sabiha Gokcem è ormai perfettamente servito dalla metropolitana, mentre quando ci atterrai dieci anni fa bisognava prendere un pullman. Il vecchio aeroporto principale, intitolato ad Ataturk, è stato progressivamente dismesso in luogo del Nuovo Aeroporto di Istanbul, costruito nel tempo record di 5 anni (e costato la vita a circa 400 operai) e situato a circa 50km dal centro cittadino. Raggiungibile con metro e autobus.
Per la Turchia è sufficiente la carta d'identità e a chi proprio non vuol stare senza connessione suggerisco di comprare in loco una scheda dati (ce ne sono per tutte le tasche, io l'ho pagata circa quindici Euro ed era della Turkcell, ma ci sono anche operatori convenzionali come Vodafone) e inserirla in un cellulare da utilizzare come router. Per me che sono fissato con la consultazione delle mappe, gli approfondimenti topografici e geografici, è stata molto utile.
Questione alloggio: se si visita per la prima volta la città conviene restare nei pressi della centralissima (quanto ormai iper turistica) Sultanamhet: oltre alla facilità nel raggiungere le imperdibili Agia Sofia, Moschea Blu, Palazzo Topkapi, Cisterna Basilica e Grand Bazar, da là si dipanano i collegamenti (principalmente il Tram 1) che portano ai traghetti (fondamentali per la mobilità di un luogo letteralmente diviso in due dal Bosforo) e nelle altre zone della città. Se invece si è habitué alla fine conviene spostarsi, magari nella parte asiatica di Kadikoy o nella intrigante Balat. Meno turistiche e più veraci. E comunque collegate benissimo. Si trovano comunque alloggi economici e di ottima qualità. Io ad esempio ho speso circa 20 euro a notte e si trattava di un albergo davvero pulito, comodo e accogliente. Ma, checché se ne possa pensare alle nostre latitudini, Istanbul fa della pulizia e dell'accoglienza un proprio marchio di fabbrica. Oltre a essere una metropoli dotata di una efficienza che in vita mia ho visto, forse, solo a Mosca e Pechino.
Al momento un Euro vale 29 Lire Turche.
Capitolo trasporto pubblico. Vero fiore all'occhiello per un comune che si deve impegnare a garantire uno spostamento veloce e funzionale a 15 milioni di abitanti disseminati su due lati del Bosforo, nelle nove Isole dei Principi e nelle numerose zone collinari. Metro, tram, autobus, traghetti, teleferiche e funicolari. In questi giorni non c'è stata una sola volta che uno di questi mezzi ci abbia fatto penare. E credetemi, venendo da Roma, è stato un vero e proprio cazzotto in faccia. Il segno tangibile di come, mentre la Capitale d'Italia resta ferma a decenni fa, altrove si evolve velocemente. E in maniera dinamica. Per viaggiare senza problemi conviene assolutamente fare la Istanbul Kart, disponibile in tutte le macchinette posizionate agli ingressi di metro, traghetti e tram, ma anche in numerosi tabaccai e chioschetti. Il prezzo alle macchinette è di 50 Lire (1,70 Euro) ed è ricaricabile dalle stesse ogni volta. Un viaggio con la Istanbul Kart costa circa 9 Lire su metro e autobus, 11/14/18/24 (a seconda delle destinazioni) sui traghetti. Se invece deciderete di strisciare ai tornelli la vostra carta di credito...beh sappiate che pagherete il doppio.
Constatazione: il crollo della Lira avvenuto negli ultimi anni e la turisticizzazione estrema di Sultanamhet hanno prodotto degli effetti notevoli sul costi di alcune cose. Quello più vistoso, personalmente, riguarda musei e attrazioni. Fortunatamente nella mia prima sortita ero entrato ovunque (pagando tra i 2 e i 10 Euro). Oggi luoghi come la Cisterna Basilica, Palazzo Topkapi, Palazzo Dolmabahce e la Torre di Galata sono arrivati a costare tra i venti e i trenta Euro. E, opinione personale, penso sia davvero esagerato. Sono belli, ma il prezzo è spropositato. Fortunatamente Moschea Blu e Agia Sofia - essendo moschee - hanno mantenuto l'accesso gratuito. E una visita è obbligatoria, anche solo per cominciare a entrare nella mentalità dei turchi e comprendere quanto pur essendo uno Stato laico (sperando che Erdogan non ci metta ulteriori zampini...) il culto abbia una centralità importante. Agia Sofia è un gioiello di arte e architettura. Una Basilica cristiana fondata da Giustiniano, sui cui poi è stata costruita una moschea che Ataturk a inizio dello scorso anno secolo aveva reso un museo, non più adibita alla preghiera. Erdogan, da qualche anno, ha ripristinato la funziona liturgica. Resta un capolavoro di stratificazione, per chi è interessato a storia e arte.
Come detto, tuttavia, difficile percepire la vera Istanbul nella zona di Sultanamhet. Sarà che più passano gli anni e meno riesco a resistere nelle zone turistiche, sarà che per vocazione naturale ho sempre la necessità di capire cosa fanno e come si comportano i locals, ma dopo il primo giorno e mezzo passato giustamente là, mi sono progressivamente dedicato alla scoperta di tutto il resto. Al Grand Bazar dedicherò un commento apposito, essendo uno dei fulcri di Istanbul. Innanzitutto va detto che già attraversando il ponte di Galata e portandosi alle pendici dell'omonima torre che nel medioevo dominava una zona frequentata da turchi, pisani e genovesi, la musica comincia a cambiare. Pur essendo in zona turistica, i prezzi dei negozi si abbassano e la calca sfinente che ti attanaglia a Sultanamhet si dirada sensibilmente Per chi ama provare cibi e bevande locali, consiglio di mangiare l'Irmik Helvasi (una sorta di gelato al semolino, a dir poco buonissimo) da Helvaci Ali, a pochi passi dalla Torre. Prezzo di una coppetta media 50 Lire. Da lì poi consiglio di proseguire per Istiklal Caddesi (lo stradone in cui passa lo storico tram rosso che la collega a Piazza Taksim e che è rappresentato in molte foto di Istanbul) che storicamente viene rappresentata come la porta d'Europa (e che, non riscontrando i miei gusti onestamente, è una sorta di Via del Corso con i classici negozi presenti in tutti boulevard o viali delle grandi città europee) e finisce proprio in Piazza Taksim. Ho poi proseguito per Besiktas - passando davanti al maestoso Palazzo Dolmabehce -, dove mi sono fermato a mangiare. Questa infatti è una zona molto viva per "bivaccare". In particolar modo è famosa per il kebab (anche la prima volta che venni lo mangiai qui) e infatti è proprio su uno dei "re" della cucina turca che è caduta la mia scelta. Inutile dire che ne è valsa assolutamente la pena e che non c'è minimamente paragone con il 99 percento dei negozi che vendono kebab dislocati sul nostro territorio nazionale (spesso e volentieri dotati di carne congelata e tutt'altro che di qualità). Ci sta: è come se pretendessimo di mangiare una pasta di prim'ordine qua. Del resto questo è il motivo basilare per cui si deve mangiare la cucina nazionale in ogni posto in cui si va. Anche se la Turchia, con il suo clima e la sua tradizione, ha tantissimi punti d'incontro con noi. E in molte regioni - soprattutto meridionali - è possibile imbattersi in lasciti ottomani.