28/09/2026
DUE PORCATE FANNO UNA COSA GIUSTA
di Francesco Artusa
Malpensa. Una famiglia con due bambine deve andare a Busto Arsizio. I taxi rifiutano la corsa perché troppo corta. Non è una novità: lo abbiamo mostrato anche in questa pagina con un un video. È vietato, è noto, continua a succedere.
Napoli. Stesso principio, finale molto peggiore. Il primo taxi della fila non vuole effettuare una corsa a tariffa predeterminata. Gli altri colleghi protestano. Uno interviene e finisce in ospedale, operato a un occhio dopo l’aggressione.
Roma. L’assessore Alessandro Onorato filma a Termini una fila lunghissima di persone in attesa mentre alcuni tassisti, anziché caricarle, aspettano quelli che lui definisce i turisti da “spennare”. In pieno giorno. Davanti a tutti. Anche davanti ai colleghi che invece lavorano regolarmente.
Tre episodi diversi, tutti denunciati pubblicamente e nessuno inventato.
Eppure basta scorrere molti dei commenti social provenienti dal mondo taxi, sindacati compresi, per trovare la risposta ormai stantia:
«Andate a vedere cosa fanno gli NCC».
Nessuna autocritica. Nessuna corsa a isolare le mele marce. Nessuna particolare voglia di chiedere scusa agli utenti.
Si punta il dito da un’altra parte.
È ormai uno dei principi fondanti della nostra società: due porcate fanno una cosa giusta.
Io sbaglio. Ma se dimostro che ha sbagliato anche qualcun altro, improvvisamente il mio errore sembra sparire.
È lo stesso schema del talk show politico permanente in cui viviamo: contesti qualcosa a un ministro e, invece di spiegarti se è vero o falso, ti racconta che prima di lui qualcun altro avrebbe fatto la stessa cosa.
Ma quando si tratta di politica e tassisti, la degenerazione funziona così bene da chiudere il cerchio.
Su episodi di questa gravità non ci pare di aver letto reazioni del Ministero dei Trasporti o dell’onorevole Maccanti.
In compenso, sugli NCC la tenacia non manca.
Dopo un primo tentativo di togliere gli NCC almeno dalle grandi città, stroncato dai tribunali, Maccanti e il MIT ci hanno tenuto a informare gli italiani (e i tassisti) che ci stanno riprovando.
La giustificazione è sempre la stessa: uno strumento di controllo.
Ma quando scendi nel meccanismo capisci che è talmente inapplicabile da trasformarsi in uno strumento di repressione.
Un meccanismo che ha qualcosa di familiare.
Quando vengono denunciati comportamenti scorretti di alcuni tassisti, la risposta sui social è:
«Guardate gli NCC».
Quando la politica deve occuparsi del settore, succede la stessa cosa: guardano (malissimo) gli NCC.
Chi sbaglia dovrebbe rispondere di quello che ha fatto. Punto.
Senza compensazioni morali, senza fazioni, senza il giochino infantile del “sì, però loro...”.
Perché due porcate non fanno una cosa giusta.
Fanno semplicemente due porcate.
E prendendo in prestito una recente formula di Salvini: visto che episodi del genere ce li porteremo dietro ancora a lungo, dobbiamo rassegnarci oppure organizzarci.
Se alla fine sarà l’utenza a organizzarsi, con chi se la prenderanno?
Facile: con gli NCC.