Serra degli Alimini 2

Serra degli Alimini 2 Il Residence Serra degli Alimini 2 offre la possibilità di scegliere diverse soluzioni di alloggio.

Monolocali, Bilocali e Ville, realizzate con spazi confortevoli ed essenziali offriranno un soggiorno all’insegna della privacy e del totale relax.

11/03/2025

Il circo massimo è tuttora la più grande opera per spettacoli costruita dall'uomo, potendo ospitare 250.000 spettatori. Lungo 621 metri ospitava corse di carri, specialmente quadrighe, che partivano dai dodici carceres (le batterie di partenza), per generalmente sette giri (poi ridotti a cinque per fare più corse), segnati da delle grossa uova mobili in legno, poi affiancate da delfini in bronzo. Le principali squadre erano quattro: azzurri, bianchi, verdi e rossi. Al centro della spina c'era un obelisco egizio di Ramses II a Eliopoli fatto trasportare da Augusto, a cui se ne aggiunse un altro portato da Costanzo II. Ora si trovano rispettivamente a Piazza del Popolo e San Giovanni in Laterano. L'ultimo utilizzo noto del circo fu quello da parte del re goto Totila nel 549. Voi cosa preferite tra le corse e i gladiatori?

11/03/2025
11/03/2025

«I pirati gli chiesero venti talenti per il riscatto, e lui, ridendo, esclamò: «Voi non sapete chi avete catturato! Ve ne darò cinquanta!». Dopodiché spedì alcuni del suo seguito in varie città a procurarsi il denaro e rimasto lì con un amico e due servi in mezzo a quei Cilici, ch’erano gli uomini più sanguinari del mondo, li trattò con tale disprezzo che quando voleva riposare gli ordinava di fare silenzio. Passò così trentotto giorni come se fosse circondato non da carcerieri ma da guardie del corpo, giocando e facendo ginnastica insieme con loro, scrivendo versi e discorsi che poi gli faceva ascoltare, e se non lo applaudivano li redarguiva aspramente chiamandoli barbari e ignoranti.»
(Plutarco, vita di , 1-2)

11/03/2025

UNA CIVILTA’ SCOMPARSA 30.000 ANNI FA

Chi è stato il primo popolo a colonizzare le Americhe? Fino a pochissimi anni fa, si riteneva che la prima cultura americana sia stata quella dei Clovis, gli antenati dei Nativi del Nord America. Inoltre, si pensava che gli umani fossero arrivati in quel continente non prima di 14.000 anni fa circa. Quindi, in questa “ricostruzione” della storia, le prime civiltà sarebbero state quelle NordAmericane, mentre Aztechi, Maya e Incas sarebbero venuti molto tempo dopo.

Recenti scoperte, compresa l’analisi del DNA, hanno invece evidenziato come ancora una volta l’archeologia si era sbagliata. Le prime civiltà delle Americhe sono stati i popoli Centro e Sud America, almeno 15.000 – 20.000 anni prima di quanto si credesse. E queste popolazioni provenivano VIA MARE (si, avete letto bene, “via mare”), dalla Siberia e da Sundaland (il continente scomparso a causa del disgelo, che corrisponde all’ attuale Indonesia e isole circostanti).

Infatti, verso il 2020 alcuni ricercatori hanno pubblicato i risultati del ritrovamento di resti umani nella grotta di Chiquihuite, in Messico. Gli scavi sono stati avviati nel 2012. Scavi più estesi sono stati effettuati nel 2016 e nel 2017. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista Nature. Quello che è stato trovato nella grotta ha rivoluzionato completamente l’opinione degli archeologi. Lo studio, presentato da Ciprian Ardelean, archeologo dell'Università Autonoma di Zacatecas (Messico), e dai suoi colleghi, suggerisce che le persone vivevano nel Messico centrale almeno 26.500 anni fa. Il professore dice: “Ci vogliono secoli, o millenni, perché le persone attraversino la Beringia e arrivino nel mezzo del Messico”. In seguito, aggiunge: “Ci vogliono molti anni di presenza precedente per farli arrivare lì se sono venuti via mare o via terra”. Questo vuol dire che gli umani erano verosimilmente in America Centrale molto prima di 30.000 anni fa.

Ma non è tutto. Un altro centro di ricerca ha scoperto che le popolazioni dei nativi del Centro-Sud America non hanno solo un progenitore, ma ne hanno due. Per così dire, hanno un “popolo madre”, che viene identificato come “popolazione Y”, e che sono gli abitanti originari di Sundaland del lontano passato, all’incirca al tempo del Disgelo. Ma hanno anche un “popolo padre”, che sono gli Iñupiat, provenienti dalla Siberia.

Queste scoperte rivoluzionano dalle fondamenta tutte le credenze archeologiche sul passato delle Americhe. A chi appartenevano allore le rovine più antiche ritrovate in quelle terre? Quale civiltà del passato riusciva a creare geopolimeri in cima alle Ande? Chi ha creato i giganteschi disegni dei Nazca, e soprattutto a che scopo? E soprattutto: se 30.000 anni fa la gente era in grado di viaggiare dall’Australia in Centro America, cosa impediva loro di andare dal Centro America in Egitto, come sembrano indicare ormai diverse evidenze? Vi diamo alcune risposte.

L’articolo continua sul libro:
HOMO RELOADED – 75.000 ANNI DI STORIA NASCOSTA

Puoi trovare una copia del libro a questo link
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11/03/2025

SUICIDIO di SENECA
In un giorno imprecisato di Aprile del 65 d.C.
Seneca venne accusato di aver partecipato alla congiura dei Pisoni che aveva attentato alla vita dell’imperatore nell’aprile del 65. Seneca non aveva in realtà partecipato alla congiura ma ne era forse a conoscenza. Fu costretto a tagliarsi le vene ma, data la vecchiaia il sangue fuorusciva lentamente, si recise le vene delle gambe per facilitare l’efflusso di sangue, lenta e tormentata giunse la morte.
Tratto : Tacito, Annali, XV, 62-63. immagine : "Il suicidio di Seneca", Manuel Domínguez Sánchez, 1871. Museo Nacional del Prado, Madrid.

28/09/2024

Buongiorno a tutti da Soleto!
Esserci sempre, essere ovunque.

26/09/2024
26/09/2024

“Mi chiamo Francesco Benenato, il mio nome d’arte è Franco Franchi, sono nato a Palermo il 18 settembre 1928 in una famiglia estremamente povera, essendo il quarto di diciotto figli. A causa delle difficoltà economiche, non ho potuto terminare neanche le scuole elementari e ho dovuto subito iniziare a lavorare come muratore insieme a mio padre. Quando i miei genitori emigrarono in cerca di fortuna, rimasi a Palermo, dove mi adattai a fare vari lavori, inizialmente artigiano, creando icone sacre sui marciapiedi, poi come garzone di pasticceria e infine come facchino alla stazione.
Sin da giovane, però, sentivo una forte attrazione per la recitazione e la comicità, talenti naturali che arricchivano le mie esibizioni di strada. Mi facevo conoscere in città come banditore, suonando la grancassa e aggiungendo tocchi di umorismo alle mie performance. Nei primi anni Cinquanta, incontrai Francesco Ingrassia, noto come Ciccio, un attore di una compagnia teatrale. Da quel momento nacque una collaborazione che avrebbe segnato la storia del cinema comico italiano, con la realizzazione di ben 132 film insieme.”

Franco Franchi

24/09/2024

Lo sapevi che non potevi scegliere la tua unità nell'esercito romano?

Durante la Repubblica di mezzo, l'esercito romano era una forza ben organizzata ed efficace, progettata per sfruttare al massimo le abilità dei suoi soldati. Come descritto da Polibio, il reclutamento e l'organizzazione delle legioni romane erano basati su età, ricchezza ed esperienza, che determinavano il ruolo di un soldato all'interno dell'esercito.

L'esercito romano era suddiviso in Velites, Hastati, Principes e Triarii, secondo una strategia precisa:

🧒 **Velites**: Soldati più giovani e meno ricchi, destinati a compiti di schermaglia. Questi soldati di fanteria leggera erano agili e disturbavano il nemico con giavellotti prima del combattimento principale.

⚔️ **Hastati**: Soldati leggermente più anziani ed esperti, formavano la prima linea di fanteria pesante. Armati di pila (giavellotti) e gladii (spade corte), erano i primi a ingaggiare il nemico.

💪 **Principes**: Soldati nel pieno della loro forza ed esperienza. Posizionati dietro gli Hastati, erano la spina dorsale della legione e sopportavano il peso maggiore del combattimento una volta ingaggiato.

🛡️ **Triarii**: I veterani più anziani e stagionati, posizionati in fondo come riserva. Venivano chiamati solo nei momenti più critici della battaglia. La frase "ricorrere ai Triarii" significava fare un ultimo disperato tentativo.

Questo sistema permetteva all'esercito romano di mantenere un equilibrio tra soldati freschi e veterani esperti. Rifletteva anche la struttura sociale di Roma, dove ricchezza e status determinavano anche il ruolo militare. Le classi più agiate servivano in ruoli più prestigiosi e pericolosi, mentre i cittadini più poveri erano assegnati a compiti più leggeri o al servizio navale se il loro censo era insufficiente.

Questo metodo di organizzazione consentiva ai romani di schierare un esercito flessibile e adattabile, capace di rispondere a vari tipi di minacce sul campo di battaglia. Instillava anche un senso di progressione e ricompensa, con la possibilità di avanzare attraverso i ranghi in base al servizio e all'esperienza.

Cosa ne pensi di questo sistema? Se sei arrivato a leggere fino a qui, considera di seguirci! 💬

24/09/2024

Le vicende storiche e culturali degli Arapaho, una delle più celebri nazioni indiane delle Grandi Pianure, s’intrecciano in gran parte con quelle dei Cheyenne. Entrambe le tribù, oltre ad aver condiviso i territori di caccia, appartenevano anche allo stesso ceppo linguistico, l’algonchino occidentale.

Il nome Arapaho, con cui vennero conosciuti e identificati dai bianchi, deriva forse dalla parola Alappaho’, di derivazione Crow, che significa “popolo dei tatuaggi”, per l’usanza della tribù di tatuarsi il corpo con motivi circolari, ma vi sono ulteriori ipotesi che fanno risalire il termine a storpiature della parola pawnee “iriiraraapuhu”, cioè commerciante. Nella loro lingua gli Arapaho si definiscono semplicemente “Inun-ina”, la nostra gente.

Verso la fine del XVII secolo Arapaho e Cheyenne dimoravano ancora lungo le sponde boscose del Lago Superiore, a cavallo della frontiera tra Manitoba e Minnesota. Erano popoli semi sedentari e oltre alla caccia e alla raccolta praticavano un’agricoltura di sussistenza, basata essenzialmente sulla coltivazione del mais.
Sospinti a occidente dai bellicosi Ojibway agli inizi del ‘700, gli Arapaho e i Cheyenne abbandonarono un po’ alla volta l’area dei Grandi Laghi per stabilirsi nelle sterminate praterie canadesi.
A quel tempo la tribù si muoveva ancora con l’ausilio dei cani, ma ben presto cominciò a impiegare i cavalli, cambiando radicalmente il proprio stile di vita. La rivoluzione equestre che interessò le Grandi Pianure nel corso del XVIII secolo toccò indistintamente tutte le tribù, dal Texas al Saskatchewan, e comportò un’imponente migrazione di popoli.
Il cavallo non favorì solo gli spostamenti, la caccia al bisonte e le guerre intertribali, ma segnò l’emergere di una nuova cultura indigena tipica delle praterie, integrata dagli scambi commerciali con i bianchi e le tribù limitrofe, in parte dedite all’agricoltura.

Nel corso della seconda metà del ‘700 gli Arapaho cominciarono a spostarsi gradualmente verso sud, fino a raggiungere le praterie del Montana e del Wyoming. Una parte della tribù mosse ancora più a sud, popolando l’area tra il Colorado, il Kansas Occidentale e l’Oklahoma Panhandle. Questa separazione in due gruppi distinti, Arapaho settentrionali e meridionali, diventò definitiva verso la metà dell’800 e interessò anche gli alleati Cheyenne.
Un ulteriore frazionamento degli Arapaho avvenne nel Montana settentrionale con la formazione di una nuova tribù, gli Atsina, o Gros Ventres, come venivano chiamati dai francesi, che nel corso del XIX secolo confluirono nella grande alleanza del nord, costituita da Piegan, Blackfoot, Blood e Sar-cee.

Nel 1826 dopo aver subito per vari decenni l’aperta ostilità dei Sioux Lakota, sia gli Arapaho che i Cheyenne, strinsero con loro una solida alleanza, che gli permise di contrastare i Kiowa e i Comanche. Le due tribù, allora presenti nel Wyoming e sulle Black Hills, furono costrette a migrare fino al Texas.
Questi contrasti intertribali cessarono nel 1840, quando Capo Piccolo Corvo degli Arapaho si fece promotore di un grande progetto di pace. Da quel momento alle bande più meridionali del suo popolo fu permesso di cacciare il bisonte insieme ai Comanche nel selvaggio territorio del Llano Estacado in Texas e la nuova alleanza divenne così stretta che una parte degli Arapaho confluì nella tribù comanche, adottandone i costumi e la lingua.
Ma se tra Arapaho e Comanche regnava finalmente la pace, nel resto delle Grandi Pianure le guerre intertribali continuavano a infuriare.
Popolo di cacciatori e abili commercianti, gli Arapaho si erano conquistati la fama di irriducibili guerrieri presso gran parte delle tribù confinanti. A est i loro nemici giurati erano i Pawnee, gli Omaha, i Ponca e gli Osage, mentre a nord puntavano le armi contro i Crow, i Flatheads, la potente Confederazione Blackfoot (di cui facevano ormai parte i loro cugini Atsina), la Lega di Ferro dei Cree e degli Assiniboine, gli Ojibway e gli Arikara. Anche a ovest non mancavano nemici agguerriti e gli scontri più frequenti erano con gli Shoshoni, gli Ute, gli Apache Jicarilla e talvolta Navajo e Pueblo.
E con i bianchi? La blanda tolleranza e il reciproco rispetto durante le fasi iniziali, subirono un drastico tracollo dopo il massacro del Sand Creek, che segnò un punto di non ritorno nelle relazioni tra americani e indiani alla fine del 1864.

Data la grande espansione territoriale della tribù, dal Texas Panhandle al Montana, gli Arapaho parteciparono a diverse fasi delle guerre indiane sull’intero scacchiere delle Grandi Pianure.
La fase più cruenta fu senz’altro quella dal 1864 al 1877, durante la quale gli Arapaho combatterono insieme ai loro alleati Cheyenne tra il South Platte e il Canadian River (Colorado War 1864-65), lungo il Fiume Powder durante l’invasione del generale Connor (1865), nel Montana meridionale (Guerra di Nuvola Rossa 1866-68), in Oklahoma durante la Campagna di Custer e Sheridan (culminata con la battaglia del fiume Wash*ta, 1868), nel Texas con i Comanche e i Kiowa (Red River War, 1874) e infine la Grande Guerra Sioux, combattuta tra Montana e Territorio del Dakota (1876-77) che segnò la fine della loro vita libera.

Nonostante la diffusione della tribù su un areale immenso e il loro coinvolgimento in quasi tutti i maggiori conflitti delle Grandi Pianure, gli Arapaho difficilmente superarono le 15.000 unità, persino nei tempi più prosperi. Soffrirono anch’essi le devastanti epidemie della prima metà dell’800, ma molto meno di altre nazioni come i Blackfoot, gli Arikara, i Mandan o gli Osage, che ne uscirono decimati. Tuttavia il censimento del 1910 riportò un numero davvero esiguo di appartenenti alla tribù, 1753 membri! Sebbene prossimi al tracollo demografico, gli Arapaho seppero riprendersi numericamente e culturalmente, e oggi la loro popolazione è prossima alle 22.000 unità.

Mentre i discendenti del ramo meridionale vivono dispersi in diverse comunità rurali dell’Oklahoma, il gruppo settentrionale, molto più numeroso, condivide la Wind River Reservation del Wyoming con gli Shoshoni.
Questa riserva è una delle più incontaminate del Paese, con l’86% del suo territorio ancora selvaggio, ricco di risorse naturali e con un paesaggio caratterizzato da montagne, fiumi, laghi e vaste praterie. Qui è anche il luogo dove si è conservata meglio l’identità culturale di questo indomito popolo e nel quale si cerca di far sopravvivere la lingua Arapaho, oggi parlata da meno di 500 persone.

Indirizzo

Località Alimini
Otranto
73028

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