Sindacato Usb Livorno

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GRAVI PROBLEMATICHE SULLE RETRIBUZIONIDELEGAZIONE DI OPERAI SOLVAY LIVORNO DAVANTI AL LA SEDE DI CONFINDUSTRIA.L'AZIENDA...
05/06/2026

GRAVI PROBLEMATICHE SULLE RETRIBUZIONI
DELEGAZIONE DI OPERAI SOLVAY LIVORNO DAVANTI AL LA SEDE DI CONFINDUSTRIA.
L'AZIENDA PROVA A NEGARE L'ASSEMBLEA DEI LAVORATORI. L'ASSOCIAZIONE DI CATEGORIA CHIUDE LA SEDE

Da mesi gli operai della Solvay degli stabilimenti di Livorno e Rosignano sono alle prese con gravi problematiche per quanto riguarda la retribuzione e gli stipendi. L'azienda, dopo aver deciso di cambiare gestionale per l'elaborazione dei cedolini, ha iniziato ad pagare le retribuzioni con vistosi ammanchi di denaro. In alcune occasioni agli operai sono state corrisposte cifre più alte per poi essere sottratte nuovamente, il mese successivo, senza alcuna spiegazione tecnica e senza giustificativi precisi. Dopo il primo mese la situazione poteva e doveva essere risolta mentre invece i disagi si stanno protraendo ormai da troppo tempo.
Per questo motivo nella giornata odierna era stata indetta un'assemblea sindacale dalla RSU Solvay. Assemblea che è stata poi negata dalla dirigenza aziendale. I Lavoratori si sono presentati comunque davanti alla sede di confindustria, una delegazione fuori dall'orario di lavoro, in segno di protesta. Anche l'associazione di categoria ha deciso di sbarrare il portone.

Questo è l'atteggiamento che i padroni hanno deciso di tenere di fronte ad una legittima mobilitazione e di fronte a problematiche che hanno come unico responsabile l'azienda e non certo i lavoratori.

Serve chiarezza rispetto al pagamento degli stipendi. Una multinazionale, come la solvay, non è in grado di risolovere una situazione come questa?

Grazie alle proteste, in entrambi gli stabilimenti, la RSU è stata convocata per il 9 giugno. USB farà la sua parte affinchè si arrivi ad una soluzione che veda salvaguardati gli interessi dei lavoratori.

RSU Solvay
USB Livorno

05/06/2026

🔴 Un'altra vittoria di USB in tribunale: Mediohospes deve riconoscere il D1 per le lavoratrici e i lavoratori di Ardea 🔴

🙌🏽 Un altro passo avanti per i lavoratori OEPAC che da anni chiedono il riconoscimento dei livello adeguato.
In data 28 maggio 2026, il tribunale del lavoro di Velletri ha riconosciuto l'errato inquadramento contrattuale applicato dalla cooperativa Medihospes per i lavoratori del comune di Ardea.

⚖️ La sentenza riguarda soltanto una lavoratrice, ma apre la strada al riconoscimento del livello anche per tutte e tutti gli altri.
Un risultato che restituisce dignità a questa categoria, troppo spesso denigrata attraverso meccanismi di precariato che partono dalla mal applicazione del contratto nazionale.

📋 Difatti la lavoratrice era stata collocata al livello C1 del CCNL Cooperative Sociali, mentre il Tribunale ha stabilito che tali mansioni devono essere inquadrate al livello D1. Non può infatti costituire alcuna giustificazione il fatto che la committenza pubblica non lo preveda, poiché è il contratto collettivo nazionale a definire in modo chiaro i livelli di inquadramento.

☝🏽 Si tratta di una vittoria importante che si configura nel conflitto che USB porta avanti, affinché la logica degli appalti in cui le cooperative gareggiano, promettendo l'alta qualità del servizio, mentre abbassano la qualità del lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori, sia tenuta sotto stretta sorviglianza, auspicando la sua totale abolizione.

🚩 Solo la lotta paga!

05/06/2026

PER LA QUESTURA DI PIACENZA PARTECIPARE AD UNO SCIOPERO REGOLARMENTE INDETTO AI SENSI DELLA LEGGE 300/70 EQUIVALE ALLA PARTECIPAZIONE AD UNA MANIFESTAZIONE NON AUTORIZZATA E QUINDI PASSIBILE DI MULTA FINO A 10.000€.
VERGOGNA!!! BASTA INFANGARE LA COSTITUZIONE.

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA:
Al Ministro dell'Interno e al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali
Per sapere, premesso che:
il settore della logistica rappresenta uno degli snodi strategici dell'economia nazionale, garantendo quotidianamente la movimentazione di merci e servizi essenziali,
Nonostante tale rilevanza del settore, il comparto continua a essere segnato da condizioni di lavoro particolarmente gravose, da un’elevata frammentazione degli appalti e subappalti, da diffusa instabilità occupazionale e da livelli salariali inadeguati. Tali elementi determinano l’insorgere di frequenti vertenze sindacali, che non possono essere considerate causa della crisi del settore, ma ne rappresentano piuttosto la conseguenza sociale e lavorativa.

negli ultimi anni numerose inchieste giudiziarie e vertenze sindacali hanno evidenziato criticità riguardanti l'organizzazione del lavoro, la sicurezza nei luoghi di lavoro, il ricorso a forme di precarizzazione e il rispetto dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici del comparto;

Nell'ambito della vertenza riguardante il sito SDA (che fa parte del gruppo poste italiane) di Piacenza, l'Organizzazione Sindacale USB Lavoro Privato ha comunicato la propria decisione di non partecipare all'incontro convocato presso la Prefettura il 4 giugno 2026, denunciando un presunto atto lesivo del diritto costituzionale di sciopero;
secondo quanto riportato dalla medesima organizzazione sindacale, sarebbe stata notificata a una rappresentanza sindacale aziendale una contestazione per presunta violazione dell'articolo 18 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, con una sanzione nei confronti del lavoratore, che va da mille a diecimila euro, sulla base dell'assimilazione di un presidio sindacale svolto all'interno del perimetro aziendale a una manifestazione pubblica non preavvisata;

USB ha definito tale provvedimento privo di fondamento giuridico e lesivo delle libertà sindacali, denunciandone il carattere strumentale e potenzialmente idoneo a limitare l'esercizio del diritto di sciopero e di manifestazione del dissenso nei luoghi di lavoro, un pericoloso precedente che punisce i lavoratori e le lavoratrici che lottano nelle fabbriche e nei magazzini per ottenere condizioni di lavoro migliori;
l'articolo 39 della Costituzione tutela la libertà dell'organizzazione sindacale, mentre l'articolo 40 riconosce il diritto di sciopero quale strumento fondamentale di tutela collettiva dei lavoratori;
appare particolarmente preoccupante che, in un settore già segnato da forti tensioni occupazionali e sociali, iniziative amministrative percepite come repressive possano contribuire a deteriorare ulteriormente il clima delle relazioni sindacali, alimentando tra i lavoratori il timore di subire conseguenze per l'esercizio di diritti costituzionalmente garantiti;
si chiede di sapere:
se i Ministri interrogati ritengano opportuno promuovere iniziative volte a garantire che l'esercizio delle libertà sindacali, del diritto di sciopero e delle forme di protesta collettiva previste dall'ordinamento non siano oggetto di interpretazioni restrittive suscettibili di comprimere diritti costituzionalmente tutelati;
quali iniziative intendano assumere per affrontare le persistenti criticità che interessano il settore della logistica, favorendo il miglioramento delle condizioni di lavoro, il rafforzamento delle relazioni industriali e il pieno rispetto delle libertà sindacali

04/06/2026

OLTRE 60 DENUNCIATI E MULTATI PER LA PALESTINA E CONTRO LA GUERRA A PISA: IN PIAZZA C’ERAVAMO TUTTI

USB esprime piena solidarietà alle decine di attivisti, studenti, lavoratrici e lavoratori raggiunti da denunce in relazione alle mobilitazioni che negli ultimi anni hanno attraversato Pisa contro la guerra, il riarmo e in sostegno del popolo palestinese.
Le oltre 60 denunce rappresentano un fatto grave che si inserisce in un contesto nazionale caratterizzato da un progressivo irrigidimento delle politiche di ordine pubblico e da una crescente limitazione degli spazi di agibilità democratica e di conflitto sociale. A Pisa, città che è stata protagonista di importanti mobilitazioni contro la guerra e il genocidio del popolo palestinese, l'accanimento repressivo colpisce proprio coloro che hanno animato quelle piazze, dalle iniziative nelle università alle manifestazioni cittadine, fino ai grandi cortei che hanno accompagnato gli scioperi generali promossi da USB il 22 settembre e il 3 ottobre.
E’ stato un autunno incredibile, milioni di persone in piazza in tutta Italia ma ci sono voluti due anni di genocidio in diretta perché questo avvenisse. Attorno agli scioperi generali indetti da USB e dal sindacalismo conflittuale si è sviluppato un movimento di massa che ha unito lavoratori, studenti, precari e realtà sociali sotto la parola d'ordine chiara: "Blocchiamo tutto". Migliaia di persone sono scese in piazza per denunciare il genocidio del popolo palestinese, opporsi alle politiche di guerra, al riarmo e alla complicità del governo italiano con l'escalation militare israeliana. Quelle giornate hanno rappresentato un momento alto di partecipazione popolare e di ricomposizione sociale, dimostrando che esiste nel Paese una larga opposizione alle logiche della guerra e dell'economia di guerra.
È proprio quella forza espressa nelle piazze a essere oggi oggetto di un tentativo di intimidazione. Dietro questa operazione non vediamo soltanto la volontà di perseguire singoli episodi, ma un disegno più ampio volto a colpire chi organizza conflitto sociale, solidarietà internazionale e opposizione alle politiche governative. In una fase segnata dall'aumento delle spese militari, dal peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro e dall'inasprirsi dei conflitti internazionali, la risposta delle istituzioni sembra essere sempre più quella della repressione.
Le immagini delle cariche contro gli studenti che manifestavano pacificamente per chiedere la fine del massacro del popolo palestinese restano impresse nella memoria della nostra città. Oggi, a quelle violenze, si aggiunge una nuova offensiva che passa attraverso denunce e procedimenti giudiziari rivolti a chi ha esercitato il diritto di manifestare.
USB ribadisce che la solidarietà al popolo palestinese, il rifiuto della guerra e delle politiche di riarmo, la difesa dei diritti sociali e democratici non possono essere criminalizzati. Le mobilitazioni che hanno attraversato Pisa e il Paese in questi anni hanno rappresentato una risposta concreta alla normalizzazione della guerra e all'indifferenza verso il dramma vissuto dal popolo palestinese. Sono state piazze partecipate, popolari e determinate, che hanno rimesso al centro il valore dell'internazionalismo e della solidarietà tra i popoli, che hanno visto dopo tanti anni migliaia di lavoratrici e lavoratori aderire a uno sciopero politico e scendere in piazza.
Per questo riteniamo fondamentale costruire la più ampia solidarietà nei confronti delle persone colpite dalle denunce, sostenendole sul piano politico e legale. Nelle prossime settimane promuoveremo momenti pubblici di confronto e iniziative di sostegno, coinvolgendo avvocati, associazioni, realtà sociali e sindacali, con l'obiettivo di contrastare l'ondata repressiva e difendere gli spazi di partecipazione democratica.
Di fronte a questo tentativo di intimidazione, la risposta deve essere collettiva. Le decine di migliaia di persone che hanno riempito le piazze dell'autunno contro il genocidio del popolo palestinese e contro la guerra dimostrano che non si può reprimere un movimento che affonda le proprie radici nella giustizia sociale, nella pace e nella solidarietà internazionale.
In quelle piazze c'eravamo tutti. E continueremo ad esserci.

Unione Sindacale di Base - Federazione di Pisa

04/06/2026
USB Rosignano esprime la propria vicinanza e il proprio cordoglio alla famiglia del lavoratore che oggi ha perso la vita...
04/06/2026

USB Rosignano esprime la propria vicinanza e il proprio cordoglio alla famiglia del lavoratore che oggi ha perso la vita sul lavoro, e manifesta tutto il proprio sdegno per una tragedia che poteva e doveva essere evitata.

Ormai andare al lavoro non garantisce più il ritorno a casa. Una situazione inaccettabile che USB denuncia da anni. Da troppo tempo chiediamo investimenti reali in sicurezza, prevenzione, formazione e controlli efficaci nei luoghi di lavoro, ma continuiamo a scontrarci con l'inerzia di un Governo che non vuole ascoltare le richieste dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali.

A rendere ancora più grave questa situazione è il progressivo depotenziamento degli organi di vigilanza. Gli ispettori delle ASL e dell'Ispettorato del Lavoro sono sempre meno e spesso non riescono a garantire controlli adeguati sul territorio. Troppe segnalazioni e denunce finiscono per cadere nel vuoto a causa della carenza di personale e risorse, lasciando irregolarità e situazioni di rischio senza le necessarie verifiche.

Di fronte all'ennesima morte sul lavoro non bastano le dichiarazioni di circostanza. Servono scelte politiche precise e interventi concreti. Per questo USB continua a sostenere la proposta di introdurre nel nostro ordinamento il reato di omicidio sul lavoro, affinché chi non rispetta le norme di sicurezza e provoca la morte di lavoratrici e lavoratori risponda delle proprie responsabilità in modo adeguato.

Oggi piangiamo un compagno morto sul lavoro. Domani continueremo a batterci perché nessuno debba più perdere la vita per guadagnarsi da vivere.

USB

𝗟𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗻 “𝗗𝘂𝗲 𝗦𝗽𝗶𝗰𝗰𝗶” 𝗽𝗲𝗿 𝗱𝘂𝗲 𝘀𝗽𝗶𝗰𝗰𝗶: 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗔𝗻𝗶𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗮 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗽𝗼𝗹𝗲𝗺𝗶𝗰𝗮.Da un paio di...
04/06/2026

𝗟𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗻 “𝗗𝘂𝗲 𝗦𝗽𝗶𝗰𝗰𝗶” 𝗽𝗲𝗿 𝗱𝘂𝗲 𝘀𝗽𝗶𝗰𝗰𝗶: 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗔𝗻𝗶𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗮 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗽𝗼𝗹𝗲𝗺𝗶𝗰𝗮.

Da un paio di giorni si è aperta una grande polemica sulle rivelazioni pubbliche fatte da un gruppo di lavoratori dell’Animazione, Un.i.ta, che ha raccontato le problematiche di un settore sfruttato e sottopagato all’interno della lavorazione della serie Netflix “Due Spicci” di Zerocalcare, creando non poco dibattito.
I lavoratori hanno denunciato le proprie condizioni di lavoro legate a finte partite iva, reperibilità e paghe basse a fronte di ritmi orari e quantitativi di lavoro sproporzionati. La polemica ha coinvolto due grandi studi di animazione italiani, Movimenti Production e Doghead Animation, e rapidamente il caso è diventato anche politico con un’interrogazione al Ministero del Lavoro e l’esplosione di prese di posizione pubbliche.
Come Slang e USB Cinema, solidarizziamo con la lotta dei lavoratori e delle lavoratrici per il riconoscimento della subordinazione e contro le paghe orarie infime denunciate nel corso di questi giorni. Siamo un sindacato che lotta per l’applicazione del CCNL Cineaudiovisivo nel mondo dell’animazione nel Cinema e nelle serie televisive in tutte le sue declinazioni e per un rinnovo decente del suddetto, scaduto da oltre 25 anni, che non tiene conto delle nuove mansioni e le nuove tecnologie del settore. Allo stesso tempo, nel corso degli ultimi anni abbiamo portato avanti numerose lotte contro le finte partite IVA e per i diritti dei lavoratori precari e con contratti di lavoro atipici (co.co.co, stagionali etc), una piaga che tanto nel settore dell’animazione quanto nel cinema è all’ordine del giorno.
L’attacco diretto alla persona di Zerocalcare, che non è responsabile della produzione ne della serie ne degli studi coinvolti, da parte di noti esponenti politici Gasparri e Malan di Forza Italia a pochi giorni dal lancio della serie, fa luce su quanto si stia strumentalizzando una lotta per i diritti sindacali in chiave politica; a muoverla sono infatti gli stessi senatori che votano no all’introduzione del salario minimo. L'attenzione viene ancora una volta spostata dal vero nodo della questione: il modello produttivo adottato dalle grandi piattaforme e multinazionali dell’intrattenimento, come Netflix in questo caso. Le cosiddette Major acquisiscono i diritti delle opere e demandano poi a una f***a rete di società esterne gran parte delle attività necessarie alla loro realizzazione. Anche in questa vicenda il meccanismo è stato lo stesso: la multinazionale ha esternalizzato una parte significativa delle lavorazioni senza garantire un'effettiva vigilanza sul rispetto delle norme contrattuali e delle condizioni di lavoro lungo tutta la filiera produttiva. Un sistema che ha consentito la progressiva compressione dei diritti di centinaia di lavoratrici e lavoratori, gli stessi che con la propria professionalità e il proprio lavoro hanno contribuito in modo determinante alla realizzazione del prodotto finale e al successo commerciale dell'opera.
I problemi del mondo dell’animazione non sono di certo un singolo autore, né i singoli studi che sono stati denunciati dai lavoratori ma sono strutturali al mondo dell’animazione italiana, tutti gli studi, tutti i progetti. I punti critici del settore infatti sono moltissimi: il piccolo mercato sul territorio nazionale, il poco numero di fondi e supporto da parte del Ministero della Cultura e del Ministero dell’Istruzione (anche quando collegato con produzioni nazionali od europee), la mancata presenza di una formazione professionale pubblica e accessibile, appalti a studi minori e singoli professionisti, gestione e detenzione dei diritti d’autore delle opere prodotte(che non permette ai lavoratori di aggiornare i portfoli), e molto altro.
Il settore soffre, inoltre, la frammentazione contrattuale ed è denotato da una difficoltà oggettiva a organizzarsi; come USB siamo convinti e convinte che nonostante le difficoltà sia l’organizzazione di chi lavora a poter costituire il primo argine per rivendicare salario e diritti e bene hanno fatto i lavoratori a portare al centro dell’attenzione le proprie condizioni di lavoro, ora per cambiarle serve organizzarsi e rilanciare una piattaforma che tenga conto della complessità del settore.
Invitiamo i Lavoratori e le Lavoratrici di questo settore ad unirsi a USB per rivendicare le giuste tutele e il giusto salario.
Potete contattare direttamente le nostre sedi territoriali o inviare una mail al nostro indirizzo: [email protected]

DIFENDERE I DIRITTI DEL LAVORO CULTURALE, OLTRE LA CONCERTAZIONE E LE STRUMENTALIZZAZIONINazionale, 03/06/2026 17:27Come...
03/06/2026

DIFENDERE I DIRITTI DEL LAVORO CULTURALE, OLTRE LA CONCERTAZIONE E LE STRUMENTALIZZAZIONI

Nazionale, 03/06/2026 17:27

Come organizzazione sindacale di base guardiamo con attenzione e rispetto allo sciopero generale della cultura indetto da sindacati di base e CGIL per il 12 giugno.

Riteniamo che ogni iniziativa capace di riportare al centro del dibattito pubblico le condizioni materiali di chi lavora nel settore culturale rappresenti un elemento positivo. Da troppo tempo il lavoro della cultura vive una contraddizione profonda: un settore considerato essenziale per la vita sociale e democratica del Paese continua a essere sostenuto da salari insufficienti, precarietà diffusa, esternalizzazioni, appalti al massimo ribasso e una crescente frammentazione delle figure professionali.

Per questo esprimiamo solidarietà e vicinanza a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori che sceglieranno di aderire allo sciopero. Un riconoscimento particolare va a quelle professioni atipiche e discontinue che popolano il mondo della cultura: lavoratrici e lavoratori degli appalti, collaboratori, partite IVA economicamente dipendenti, operatori e operatrici che spesso non dispongono nemmeno degli strumenti tradizionali della rappresentanza sindacale. In questi contesti scioperare richiede un costo personale ed economico molto più elevato e la semplice scelta di partecipare a una mobilitazione assume un valore significativo.

Allo stesso tempo non possiamo ignorare alcuni elementi dirimenti della fase che stiamo attraversando. Per molte lavoratrici e molti lavoratori impiegati negli appalti e nelle aziende che applicano il contratto Federculture, l'adesione allo sciopero si colloca nel pieno dei tavoli di rinnovo contrattuale. Un rinnovo che, già nella fase del preaccordo, ha evidenziato elementi di forte criticità.

Tra questi desta particolare preoccupazione la revisione dei mansionari, che rischia di produrre ulteriore flessibilità organizzativa a vantaggio delle aziende senza offrire adeguate garanzie economiche e professionali ai lavoratori. Una scelta che non risponde alle aspettative di chi da anni chiede un reale riconoscimento delle competenze e che colpisce chi da anni lotta per il contratto di settore. A una grande platea di lavoratori sono ancora applicati contratti poveri e sottopagati come il ccnl multiservizi o il ccnl servizi fiduciari, sottoscritti da Cgil-Cisl-Uil.



Posta la fiducia in chi fin dall'inizio ha promosso l'esigenza di questa mobilitazione, in primis l'associazione "Mi riconosci?" con cui abbiamo condiviso diverse battaglie, diventa particolarmente complesso lottare al fianco di chi ha firmato e sta contrattando dei salari non adeguati senza che i lavoratori ne siano informati e di chi nei fatti ha contribuito a definire il contesto contro cui oggi si chiama allo sciopero (tra cui il grande tema della legge 146/90).

È quindi comprensibile che nel settore convivano sensibilità e valutazioni differenti sulle forme di mobilitazione più efficaci in questo momento. Riteniamo che tali differenze non debbano trasformarsi in contrapposizioni tra lavoratori.

La sfida principale resta quella di costruire una mobilitazione che non sia solo capace di unire le diverse figure che operano nel settore culturale ma che si mobiliti su posizionamenti chiari, soprattutto in una fase delicata come quella del rinnovo contrattuale.

Al di là delle differenti valutazioni sindacali e delle difficoltà oggettive che attraversano questa fase, è fondamentale che il tema della cultura e del lavoro culturale torni a occupare lo spazio che gli spetta nel dibattito pubblico e nelle priorità delle istituzioni

03/06/2026

𝗜𝗹 𝗚𝗶𝘂𝗱𝗶𝗰𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗟𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼 𝗱𝗶 𝗚𝗿𝗼𝘀𝘀𝗲𝘁𝗼 𝗹𝗼 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝟰𝟵 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝘁𝗿𝗶𝗰𝗶 𝗲 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗔𝘀𝗹 𝗧𝗼𝘀𝗰𝗮𝗻𝗮 𝗦𝘂𝗱 𝗘𝘀𝘁

Link alla notizia👇 https://sanita.usb.it/leggi-notizia/il-pasto-non-e-una-concessione-ma-un-diritto-2141.html

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Martedì 09:00 - 12:00
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