29/11/2016
La vertenza sull’avviamento dei lavoratori portuali MCT nella ormai famosa “Agenzia per il lavoro”-a totale carico della collettività italiana (circa 45 milioni di finanziamenti pubblici)-, sta producendo i frutti sperati. “Un Agenzia con la speciale funzione di uno sviluppo dei percorsi occupazionali e formativi alternativi e nuove opportunità di reimpiego che consentano di non disperdere e di valorizzare lo straordinario patrimonio di competenze e professionalità che il porto di Gioia Tauro possiede”. E’ bastato quindi, un piccolo ritocco al ribasso di appena poche decine di lavoratori rispetto alle precedenti cifre e rapidamente, in poche ore e nel pieno silenzio serale di un “normale” giovedì 17 novembre, 400 dipendenti MCT sono stati improvvisamente “travasati” nell’istituente Agenzia per il lavoro. Da definire ancora i criteri di scelta da applicare e quindi i nominativi dei lavoratori. Da definire ancora tutto quanto concerne l’Agenzia per il lavoro. Di sicuro, al momento attuale, è solo il numero di lavoratori che dovrà confluire nell’Agenzia. Naturalmente, pienamente d’accordo per l’iniziativa intrapresa dal Terminalista di Gioia Tauro, le organizzazioni sindacali FILT-CGIL/FIT-CISL/UIL Trasporti/UGL Mare, sempre e totalmente a pieno servizio della tutela dei diritti dei lavoratori. Anzi, per meglio evidenziare l’importanza dell’accordo raggiunto e forse, per non esporre troppo i locali rappresentanti sindacali si è fatto anche ricorso, in qualche caso, alla firma delle Segreterie sindacali regionali, come sempre avviene in tali circostanze.
Tutto queste azioni concrete, “per far fronte all’emergenza lavoro in atto nel porto di Gioia Tauro e delineare una nuova prospettiva di crescita economica e sviluppo industriale, efficaci e di lungo respiro. Ovvero interventi in grado di tutelare i lavoratori e, nel contempo, creare nuove opportunità”.
Ma cosa dicono i lavoratori di tutto questo? Nulla per il momento. Silenzio assoluto. Un silenzio troppo assordante e preoccupante per ritenerlo scevro da logiche e legittime iniziative concrete.
Per questa vicenda relativa ai 400 lavoratori MCT da collocare nell’Agenzia per il lavoro, forse, non si sono analizzati tutti gli aspetti necessari se non quelli relativi agli interessi aziendali. Non è stato forse, effettuato un controllo efficace ed adeguato da parte di coloro destinati alla tutela dei diritti dei lavoratori e della tutela degli interessi locali. In tali circostanze ritorna sempre alla mente una domanda: “ma per quale motivo, anziché inviare dei dipendenti in cassa integrazione o in fantomatiche Agenzie ancora da istituire, i lavoratori non mandano i loro rappresentanti in altri lidi?”. Qui si sta consumando, sotto gli occhi di tutti, un ennesimo ed evidente fallimento di una politica assente e inesistente, di una rappresentanza del cittadino e del lavoratore inefficace e inefficiente, di uno sfruttamento di fondi pubblici davvero discutibile a fronte delle reali attività portuali.
Come si è giunti a tali circostanze, a tali decisioni? Cosa è stato fatto di concreto per limitare o annullare tali decisioni? I controllori dove sono e, dove sono stati in tutto questo periodo? Chi ha vigilato? Per quale motivo, nessuno indaga seriamente sulla vicenda partendo dalle origini, analizzando attentamente ogni aspetto e circostanza per il bene del datore di lavoro e dei suoi dipendenti? Dove sono i possibili dati che potrebbero eventualmente contrastare quanto il Terminalista asserisce? Dove è possibile recuperare i dati relativi alle operazioni e procedure a tutela degli interessi dei lavoratori e confrontarli con quanto realmente si verifica nel Terminal? Per quale motivo, tutto si riversa sempre sulle sp***e del più debole? Tanti quesiti affiorano nella mente degli osservatori anche esterni alla vicenda! Però, osservando il lavoro e il comportamento dei rappresentanti dei cittadini e dei lavoratori, liberamente e democraticamente scelti, considerato anche il loro perdurare nei propri ruoli, tenuto conto dei molti “venditori di fumo” che circondano la vicenda, viene anche da valutare che molte responsabilità sono anche da ricercare altrove.
Rivisitando un verso del Sommo poeta si potrebbe quindi aggiungere : “Chi è causa del suo mal pianga se stesso!”