Centro OREB Ciciliano

Centro OREB Ciciliano Pagina del centro OREB di Ciciliano L’Oreb è il monte dell’incontro con Dio, lo spazio di silenzio e di pace che apre le porte alla contemplazione.

Il Centro Oreb "Madonna di Lourdes" si trova a 38 km da Roma, nelle vicinanze di Tivoli, in un’incantevole posizione a 620 m. sul livello del mare.

È aperto tutto l’anno per accogliere esperienze di spiritualità, corsi di esercizi spirituali, ritiri, campeggi per giovani, offrendo anche l’opportunità ai propri ospiti di organizzare convegni, seminari di studio, corsi di formazione, raduni e altre

manifestazioni culturali. Il Centro Oreb è aperto a chiunque voglia sostare per incontrare Dio, ma anche a singole persone, gruppi o famiglie che vogliano trascorrere periodi di vacanza o di riposo in un ambiente tranquillo e a contatto con la natura in una atmosfera familiare attenta alle esigenze delle persone. La grande ca****la è uno spazio aperto alla bellezza della natura e di Dio: la vista che si apre sui Monti Tiburtini si allarga fino al santuario della Mentorella, antico luogo di preghiera. Due sale per conferenze e incontri, di diverse dimensioni, possono ospitare fino a 100 persone. Altri ambienti più piccoli sono utili per gruppi di riflessione e di confronto. Il Centro Oreb, gestito dalle Oblate Apostoliche Pro Sanctitate, offre un’accoglienza semplice e familiare. Le camere, essenziali ma confortevoli, sono singole, doppie e multiple e quasi tutte dotate di bagno interno.

18/05/2026

Al mondo,
immerso nell’egoismo e nella ingiustizia,
tu sei venuto, Signore
a dire una parola nuova.
Ci hai parlato di amore e di fraternità,
e ci hai rivelato l’esistenza di un Padre che ama tutti
infinitamente
e tutti vuole fratelli;
e hai lasciato tale messaggio come testamento
perché fosse diffuso nel mondo.
Ma ancora molti non lo conoscono,
e cercano di risolvere i loro problemi
attraverso la giustizia,
rimanendone, spesso, delusi.
Questa nostra povertà invoca aiuto da te.
E tu, Signore
ti sei degnato di chiamarci
perché diveniamo tua risposta ai fratelli,
vivendo noi per primi il comandamento dell’amore
e ripetendo a tutti che la fraternità,
più che la sola giustizia,
può risolvere i problemi dell’uomo.
Noi desideriamo compiere la missione
che ci hai affidato
e parlare di amore e di fraternità.
Per questo, Signore,
dacci il dono della parola
e il coraggio della testimonianza.
Aiutaci a divenire forza capace di edificare
un mondo nuovo,
in cui vivere quali figli di uno stesso Padre celeste
e dell’unica madre Maria,
fratelli in te,
discepoli fedeli della tua Chiesa.
Donaci la forza dello Spirito
per essere costruttori di un mondo
in cui tutti gli uomini possano e sappiano vivere
da fratelli.
Amen

Maria, madre e sorella nostra,
Aiutaci a divenire fratelli.

Guglielmo Giaquinta
Preghiere, edizioni Pro Sanctitate

www.guglielmogiaquinta.org

11/05/2026

Chi è il santo?
(...)
Si è parlato della storia dell’amore, della dialettica del massimo e del realismo dell’amore di Cristo.
Tutti siamo chiamati a prendere sul serio tali principi e ad attuarli in noi: è, questa, una vocazione universale.
Ma prendere sul serio tale vocazione significa accettare le conseguenze pratiche della esigenza divina manifestata nel suo piano di amore, metterci anche noi sulla linea della dialettica del massimo, abbandonando il nostro minimismo spirituale, accettare la provocazione all’amore totale racchiusa nella realtà della croce di Cristo.
Dove conduce tale cammino?
Non certo nel contentarsi del minimo indispensabile per salvarsi dall’inferno o per vivere in grazia o per compiere i cosiddetti «doveri del buon cristiano».
L’amore è sguardo al Padre che ci ha amato fino al punto di non risparmiare il proprio figlio per noi (Rm 8, 32); è ascolto della Parola divina, Gesù Verbo Incarnato, il quale è venuto a rivelare il mistero ineffabile di un Padre che ci ama infinitamente e vuole la totalità del nostro amore; è docilità all’azione dello Spirito che, dentro di noi, implora verso l’alto e forma, come in Maria, le fattezze del divino e, fuori di noi, ci parla attraverso la rivelazione passata e il magistero attuale della gerarchia della Chiesa.
Quando tale amore non sia teoria ma incarnazione di vita noi lo chiamiamo santità e colui che ne è portatore è il santo.
Ma chi può autodefinirsi portatore di tale pienezza e quindi santo, e quale autorità ha, in terra, il potere di dare un tale giudizio nei confronti di chi non ha ancora varcato la soglia dell’eterno?
Nessuno e nessuna. Ciò significa che tutti viviamo nello stato di povertà congenita e con l’esperienza della nostra miseria ma, insieme, dobbiamo avere la volontà e il desiderio fattivo di lasciarci afferrare dall’amore trascinante di Cristo verso la pienezza dell’incontro con il Padre.
Cogliamo qui il punto cruciale della nostra santità umana.
Siamo delle povere creature ‑ S. Paolo direbbe, vasi di argilla (2Cor 4, 7) ‑ che attratti dalla voce del Padre (S. Ignazio scriveva: «L’acqua viva mormora dentro di me e mi dice “vieni al Padre”», Rom. VII) ci sforziamo con sincerità e umiltà di camminare verso di Lui con la totalità del nostro essere.
Totalità: e qui ritorna il precetto del Vecchio e del Nuovo Testamento: con tutto il cuore, lo spirito, l’anima, le forze.
Del nostro essere: e cioè di noi stessi; che è quanto dire: anima e corpo; individuo, collettività e società; spirituale e materiale; pensiero, sentimento, volontà; tempo ed eternità.
Siamo coinvolti in ogni nostra parte e in ogni nostro momento in questa tensione verso la pienezza dell’amore che il Padre ci ha mostrato nel Figlio. Ed è quindi logico che anche i comuni termini di dovere, peccato, sanzioni e cose del genere, pur conservando la loro oggettiva verità, siano superati da chi ha scelto altre mete e altre misure.
E questo non perché si abbia la certezza di essere arrivati, giacché S. Paolo è esplicito nel suo ammonimento: chi sta in piedi si guardi con attenzione, perché potrebbe cadere (1Cor 10, 12); ma perché l’esigenza dell’amore, apparsa a noi nella tragica realtà di un Cristo crocifisso per amore, non ci consente di «misurare» una risposta di amore ad un amore datoci senza misura.
Chi è santo?
Nessuno, perché nessuno può dire di essere arrivato alla pienezza della corrispondenza dell’amore.
Chi è il santo?
Ogni uomo che con la sincerità e la passione di cui è capace la sua anima cerca di camminare decisamente verso tale pienezza.
Il santo allora è un uomo non completo che aspira alla completezza; l’affamato di un amore che egli possiede già, ma solo parzialmente; una creatura bisognosa dei fratelli a cui cerca di dare non il superfluo della sua abbondanza ma tutto ciò che gli è possibile; un uomo immerso nell’oggi ma che guardando l’eterno cerca di anticiparlo, secondo le sue possibilità, nel tempo che egli vive.
Egli è l’uomo di Dio, di cui sente sempre più prepotente il bisogno; è l’uomo degli uomini che sente appassionatamente suoi fratelli.
Il santo è il capolavoro di Dio e degli uomini; colui di cui ha bisogno Dio e che, insieme, esprime l’ideale degli uomini.
Il santo è il luogo dove s’incontra il divino e l’umano; è la continuazione nel tempo dell’amore redentivo e cioè del Verbo che si è fatto carne per inserirci nel suo processo di amore.
È per questo che solo Gesù, uomo‑Dio, è il vero santo. Ma dopo di Lui e nella sua forza, tutti devono camminare verso l’amore del Padre e sono quindi chiamati alla santità.

Guglielmo Giaquinta
L'amore è rivoluzione, edizioni Pro Sanctitate

www.guglielmogiaquinta.org

Signore, donaci dei santi.Donaci degli uomini di Dio,degli uomini per cui Dio sia tutto.Donaci degli uominipieni di amor...
02/05/2026

Signore, donaci dei santi.
Donaci degli uomini di Dio,
degli uomini per cui Dio sia tutto.
Donaci degli uomini
pieni di amore per te,
che non vivano se non per te.
Donaci degli uomini
che non si possano guardare senza vederti,
ascoltare senza sentirti,
degli uomini
che strappino il mondo dal suo materialismo,
imponendogli l’evidenza della tua salvezza.
Signore, noi abbiamo bisogno di santi.
Tu che sei l’autore
ed il coronatore della santità,
suscitali dovunque,
tra i poveri come tra gli abbienti,
tra gli umili come tra i sapienti,
tra chi vive nel mondo e lo deve consacrare
con la sua testimonianza,
come tra chi ha rinunziato al mondo per affermare
la tua trascendenza.
Fa’ che ognuno comprenda
che la santità è dono e conquista;
che il santo è il cristiano,
come il cristiano è l’uomo secondo Dio,
cioè l’uomo integrale.
Fa’ che ognuno voglia divenire
quello che tu l’hai fatto essere,
percorrendo la via dei giusti,
che è come la luce dell’alba
che va crescendo fino al giorno perfetto.
Signore, abbiamo bisogno di santi
perché abbiamo bisogno di salvezza.
Signore, donaci dei santi!

Guglielmo Giaquinta
Preghiere, edizioni Pro Sanctitate

www.guglielmogiaquinta.org

02/05/2026

Signore, donaci dei santi.
Donaci degli uomini di Dio,
degli uomini per cui Dio sia tutto.
Donaci degli uomini
pieni di amore per te,
che non vivano se non per te.
Donaci degli uomini
che non si possano guardare senza vederti,
ascoltare senza sentirti,
degli uomini
che strappino il mondo dal suo materialismo,
imponendogli l’evidenza della tua salvezza.
Signore, noi abbiamo bisogno di santi.
Tu che sei l’autore
ed il coronatore della santità,
suscitali dovunque,
tra i poveri come tra gli abbienti,
tra gli umili come tra i sapienti,
tra chi vive nel mondo e lo deve consacrare
con la sua testimonianza,
come tra chi ha rinunziato al mondo per affermare
la tua trascendenza.
Fa’ che ognuno comprenda
che la santità è dono e conquista;
che il santo è il cristiano,
come il cristiano è l’uomo secondo Dio,
cioè l’uomo integrale.
Fa’ che ognuno voglia divenire
quello che tu l’hai fatto essere,
percorrendo la via dei giusti,
che è come la luce dell’alba
che va crescendo fino al giorno perfetto.
Signore, abbiamo bisogno di santi
perché abbiamo bisogno di salvezza.
Signore, donaci dei santi!

Guglielmo Giaquinta
Preghiere, edizioni Pro Sanctitate

www.guglielmogiaquinta.org

Gesù non è stato un rivoluzionario, ma il primo, il grande, l’unico rivoluzionario. Gli altri, venuti prima o comparsi d...
20/03/2026

Gesù non è stato un rivoluzionario, ma il primo, il grande, l’unico rivoluzionario. Gli altri, venuti prima o comparsi dopo, hanno appena una scintilla della sua realtà irrepetibile.
La sua rivoluzione ha come scopo il cammino verso una utopia che non è sogno, non chimera, non assurdità, ma strada verso una meta tanto alta quanto il cielo, quando l'altezza del Padre (Mt 5, 48), e quindi fuori del traguardo strettamente umano e perciò (etimologicamente) utopica. E non temiamo che nella nostra forma di utopia esista quella compensazione immaginaria di cui parla De Lubac o il pericolo di un “facile alibi per sottrarsi a responsabilità immediate” (Paolo VI, Octogesima adveniens, n. 37).
L'utopia di Cristo è il regime personale e sociale dell'amore; di un amore al Padre e ai fratelli che abbia il grado della totalità (con tutto il cuore, Mt 22, 37) e la forza della consumazione (come lo vi ho amato: fino alla morte, Gv 13, 34).
Cristo è il grande rivoluzionario che è venuto a ribaltare i termini della storia (saremmo tentati di dire, a farci camminare con i piedi poggiati sulle stelle, cittadini dell'eterno), a ripeterci che vivere è amare, e l'amore è la vita e l'odio è la morte.
Gesù è il rivoluzionario dell'amore e il suo amore è rivoluzione.
La nostra collocazione? Semplicissima: dietro a Lui. In una decisione di contestazione di quanto non è amore, di volontà di attuazione di tutto ciò che è amore; in una umile confessione che purtroppo anche noi corriamo il rischio di essere dei dicitori di tali verità e incapaci di sottometterci all'azione purificatrice dello Spirito che tutti ci vuole trasformare in autentici rivoluzionari dell'amore.
Questo volume, L'Amore è rivoluzione, ha il desiderio di tratteggiare questo cammino dietro il Maestro e di avvertire, discretamente, che non siamo stati noi a scoprire tale percorso perché con noi, prima e dopo di noi, di anime che hanno avvertito l'amore come rivoluzione ce ne sono state e ce ne sono più di quanto si possa immaginare.

Guglielmo Giaquinta, L’amore è rivoluzione
edizioni Pro Sanctitate

’amore

Non si può dubitare che Gesù non accogliesse l’invito del Deuteronomio: “Ascolta, Israele…” (Dt 6, 4-7) . Lo 'shemà' era...
23/02/2026

Non si può dubitare che Gesù non accogliesse l’invito del Deuteronomio: “Ascolta, Israele…” (Dt 6, 4-7) . Lo 'shemà' era la preghiera di obbligo per tre volte al giorno, ma dice il testo: La reciterai continuamente, quando sarai seduto, quando ti coricherai, quando ti alzerai, quando camminerai ... e in un continuo ritorno a Dio: Amerai. Non semplicemente una formula recitata ma uno sforzo di amore e quindi la traduzione in prima persona: “Dio mio, io ti amo, con tutto il cuore, con tutto il mio spirito, con tutte le mie forze, con tutta la mia anima”. Cristo sicuramente ripeteva senza interruzione al Padre durante il giorno questa preghiera dello 'shemà' che è la preghiera della santità perché amare il Signore con tutto il cuore, l’anima, lo spirito, le forze, vuol dire anelare alla santità, e chi riesce a fare questo è veramente santo.

Guglielmo Giaquinta, La santità
edizioni Pro Sanctitate

vitanelloSpirito

Chi opera la santità?Si potrebbe forse dare una duplice risposta: da una parte, è la Parola di Dio che si presenta a noi...
23/01/2026

Chi opera la santità?
Si potrebbe forse dare una duplice risposta: da una parte, è la Parola di Dio che si presenta a noi attraverso la Scrittura, i Profeti, il Nuovo Testamento; dall’altra, siamo noi che recepiamo tale Parola di Dio, la ascoltiamo, la seguiamo e così diventiamo santi. Non è così. La risposta data non tiene conto dell’elemento determinante, principale: lo Spirito Santo. La santità non è qualcosa che viene dal di fuori, cioè la semplice Parola di Dio, né qualche cosa che viene da dentro di noi e da noi stessi: la santità è una realtà che nasce per opera dello Spirito Santo.
Da qui la necessità di dare spazio in tutta la vita spirituale allo Spirito Santo perché è solo Lui che forma in noi la santità, ovvero forma in noi il volto di Cristo.

Guglielmo Giaquinta, La santità
edizioni Pro Sanctitate

In qualsiasi momento chi ha ricevuto il Battesimo, in quanto fratello di Cristo, figlio di Dio, erede del Padre, coerede...
15/01/2026

In qualsiasi momento chi ha ricevuto il Battesimo, in quanto fratello di Cristo, figlio di Dio, erede del Padre, coerede di Cristo, può rivolgersi al Padre per chiedere quanto è necessario per la realizzazione del personale piano di Dio.
È per questo che il Signore dice: chiedete e vi sarà dato; chiedete e con certezza otterrete perché il Padre vi ama, perché io vi amo.
È qui che si coglie l’importanza del Battesimo come il grande sacramento della vita cristiana, il punto cerniera della Chiesa proprio per il modo con cui esso si inserisce in noi e ci congiunge a Cristo e quindi a quell’ordine trinitario, pneumatologico, ecclesiale di cui si è parlato. La congiunzione che crea il Battesimo non è dunque di ordine morale o psicologico o spirituale.
Il realismo di Gesù nella figura della vite e dei tralci porta a pensare ad una congiunzione che certamente non può chiamarsi fisica ma certo assai intima e di ordine sacramentale e ontologica. È indubbiamente unica e atipica perché ci si muove nell’ordine della fede e per questo difficilmente comprensibile, ma cui bisogna credere se non si vuol snaturare il realismo cristologico di cui parla il Vangelo di Giovanni (cfr. Gv 15, i tralci e la vite).
Con il Battesimo noi veniamo inseriti in Cristo in un modo misterioso ma reale: viviamo la sua stessa vita che è la vita della grazia, la quale circola dentro di noi così come la linfa circola nella vite e nei tralci. D’altra parte se non c’è questa unica grazia che è la gratia Christi, la grazia cioè meritata da Cristo che ci rende conformi a Lui, che ci viene data dallo Spirito Santo per cui noi siamo figli di Dio, non v’è il rapporto con Cristo. La congiunzione dunque è tale per cui noi siamo uniti a Cristo e la sua grazia passa dentro di noi e ci trasforma.

Guglielmo Giaquinta, La santità
edizioni Pro Sanctitate

Presso il Giordano, Gesù si manifesta con una straordinaria umiltà, che richiama la povertà e la semplicità del Bambino ...
11/01/2026

Presso il Giordano, Gesù si manifesta con una straordinaria umiltà, che richiama la povertà e la semplicità del Bambino deposto nella mangiatoia, e anticipa i sentimenti con i quali, al termine dei suoi giorni terreni, giungerà a lavare i piedi dei discepoli e subirà l'umiliazione terribile della croce. Il Figlio di Dio, Colui che è senza peccato, si pone tra i peccatori, mostra la vicinanza di Dio al cammino di conversione dell'uomo. Gesù prende sulle sue spalle il peso della colpa dell'intera umanità, inizia la sua missione mettendosi al posto dei peccatori, nella prospettiva della croce.
Mentre, raccolto in preghiera, dopo il battesimo, esce dall'acqua, si aprono i cieli. È il momento atteso da schiere di profeti. «Se tu squarciassi i cieli e scendessi!», aveva invocato Isaia (63,19). In questo momento... tale preghiera viene esaudita. Infatti, «Il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo» (3,21-22); si udirono parole mai ascoltate prima: «Tu sei il Figlio mio, l'amato, in te ho posto il mio compiacimento» (v. 22). ... Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo scendono tra gli uomini e ci rivelano il loro amore che salva. Se sono gli angeli a recare ai pastori l'annuncio della nascita del Salvatore, e la stella ai Magi venuti dall'Oriente, ora è la voce stessa del Padre che indica agli uomini la presenza nel mondo del suo Figlio e che invita a guardare alla risurrezione, alla vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte.

Benedetto XVI, papa dal 2005 al 2013
Omelia del 10/01/2010 (copyright© Libreria Editrice Vaticana)

O Gesù Eucaristia dolce Figlio di Maria stai con me lungo la via perché io ti ami. E così sia.Guglielmo Giaquinta, Pregh...
16/12/2025

O Gesù Eucaristia
dolce Figlio di Maria
stai con me lungo la via
perché io ti ami.
E così sia.

Guglielmo Giaquinta, Preghiere
edizioni Pro Sanctitate

Indirizzo

Via Beato Tommaso Da Cori, 22
Ciciliano
00020

Telefono

+39 0774 790015

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