L’orto… di Fabio… E’ un piccolo terreno di circa 3000 mq in continua evoluzione, dove, da 5 anni e per tutto l’anno, coltivo, in maniera più naturale che posso, ortaggi, frutti, erbacce, fiori e prodotti utili che la natura può offrire, nel minimo spazio, con il minor impatto ambientale possibile.
È un terreno difficile da lavorare, prevalentemente argilloso, con disponibilità irrigue bassissime,
pieno di bestiacce di ogni tipo e nonostante tutti questi problemi, ho deciso di prendermene cura. Sto imparando il duro lavoro del contadino dai continui sbagli, sperimentando, parlando con i pochi contadini veri rimasti, studiando su libri antichi e moderni, su internet e su riviste del settore (Vita in campagna), ma molto di quello che ho appreso, lo devo soprattutto alla scuola fatta nell'azienda agricola biologica di Candelara “L'orto di famiglia” di Silvana Perugini e di Alceo Corraducci. Re-imparare a farmi il cibo e tutto quello che si può da soli. Mi autoproduco le piantine partendo dalle sementi (né ibride, né OGM) che di anno in anno raccolgo, seleziono, custodisco e … scambio.
2. Utilizzare metodi di coltivazione a dimensione umana e a bassissimo impatto ambientale che aumentino la fertilità del terreno, praticamente l’opposto di quello che fa l’agricoltura super industrializzata che pensa solo al profitto senza rispettare la terra, il cibo e l’uomo. Per questo motivo non uso trattori, lavoro il terreno a bassa profondità quando è al giusto grado di umidità, soltanto con una piccola motozappa da 3cv, apportando, quando possibile, compost e letame e utilizzando speciali forche foraterra. Faccio le rotazioni delle colture, sperimento le consociazioni, annaffio pochissimo solo con acqua piovana raccolta in un piccolo laghetto. Non utilizzo i costosi impianti di irrigazione, annaffio solo nei momenti opportuni, sia per evitare sprechi inutili, sia per evitare il dilavamento dei terreni, ma anche perché così facendo, molto spesso, si favorisce una qualità e un sapore superiore del prodotto coltivato e si risparmia tempo e risorse. Non uso i concimi chimici, ma al massimo quelli organici e solo per le colture più esigenti. I concimi chimici azotati, oltre a far gonfiare d’acqua gli ortaggi che diventano enormi in poco tempo (e pieni di nitrati) rendono sterili i terreni e si dilavano via molto facilmente andando ad inquinare le acque che poi ci ribeviamo dal rubinetto. Non faccio nessun trattamento né per le malattie delle piante, né contro lumache e grillotalpa che a volte distruggono più del 50 % del raccolto. Non utilizzo diserbanti, quando posso, effettuo soltanto delle sarchiature localizzate. Ho anche imparato a riconoscere quasi tutte le cosiddette “infestanti “ quindi raccolgo le “erbacce“ commestibili. Non utilizzo serre riscaldate, non utilizzo celle frigo, sempre per il discorso di qualità e di freschezza del cibo, oltre che per evitare lo spreco di energia.
3. Favorire la biodiversità e non la monocoltura: coltivare molte varietà diverse di una data specie è importante per la natura e in più, si ha una maggior scalarità di produzione e un minor rischio di perdita di raccolto in caso di malattie delle piante. Semino tantissimi tipi di piante, a volte dimenticate, antiche o inusuali, (perché magari poco produttive e non idonee ai lunghi trasporti), varietà colorate, spontanee, curiose e dal mondo, preferendo quelle poco esigenti in fatto di acqua e di concimi, quelle che si adattano e che si accontentano del mio terreno. Inoltre, mangiare variato e colorato è un chiaro vantaggio per la salute. Non dimentico di coltivare fiori, erbe aromatiche, siepi e arbusti selvatici per attirare api, insetti, uccelli e farfalle e per ricreare un ecosistema sano, ma anche per il solo piacere di stare in un posto bello che mi fa stare bene e mi rimette in contatto con la natura e con i suoi cicli.
4. Ricreare il paesaggio rurale tipico delle nostre campagne facendo una sorta di policoltura coltivando tra i classici filari di alberi da frutta molto distanziati, utilizzando siepi e arbusti selvatici per attrarre la flora e fauna selvatica. Non creo rifiuti perché riutilizzo tutto quello che la natura mi offre come sfalci d’erba, bambù, salici…
5. Recuperare le conoscenze e i saperi della saggezza contadina che si stanno perdendo
6. Creare una rete dell’autosufficenza a livello locale che permetta alle persone di scambiarsi prodotti e conoscenze
7. Riscoprire forme, i colori e i sapori autentici e nuovi dei “veri” cibi e non quelli della grande distribuzione (ortaggi enormi, perfetti, spesso insipidi, gonfi d’acqua e pieni di pericolosi antiparassitari, di nitrati…).
8. Rivalorizzare il lavoro del contadino ridandogli dignità e giusto prezzo al cibo: considero il lavoro del contadino il più importante perché è alla base di tutto e il futuro di tutti dipende dalla cura della terra, dai semi…
Preparo, su prenotazione, delle cassette miste da 5, 10 euro o più, con solo quello che può offrire l’orto in giornata. La consegno a casa dei clienti o vendo direttamente nell’orto. - Acquistando locale si riduce l’inquinamento dovuto ai trasporti e agli imballaggi -. Effettuo degli sconti a chi si impegna ad acquistare con continuità. Le tecniche di coltivazione che utilizzo nel mio orto in evoluzione e tutto ciò che ho spiegato sopra, non mi consentono produzioni elevate e costanti, quindi riesco a fornire pochi clienti alla volta. Non ci sarà tutto per tutti, ci sarà quello che ci sarà. Tutto 2 euro al chilo. Per chi fosse interessato a prenotare una cassetta di prova o per chi volesse semplicemente approfondire o visitare l’orto…
chiamatemi al 3398877099! Vi aspetto!