21/01/2024
Leggere questi numeri fa capire quanto sia sbagliato polemizzare contro i limiti di velocità a 30 Km/h in ambito urbano. Questa emergenza va arginata subito
In Italia, abbiamo 3000 morti in strada l’anno, 200.000 feriti anche gravi e permanenti, costi sociali pari al 2% del PIL, 440 pedoni morti nel 2023 (dato ufficioso, al ribasso) con più del 70% delle vittime proprio in città.
Siamo assuefatti alla come diritto a prescindere da tutto, e alla città come spazio ostile ed escludente, e comprendiamo chi si interroga sulle misure che portano a rallentare.
Ma questi numeri si confermano ogni anno, e oltre a questo, disabili, anziani, ciclisti, bambini perdono il diritto, legittimo, alla mobilità sicura, all’indipendenza, alla salute, alla mobilità stessa.
Di chi è la strada? La strada è di tutti. E correre con mezzi motorizzati a velocitá letali per le persone in città, anche in luoghi altamente frequentati da un mix di utenze non motorizzate, non è un diritto, ma un privilegio, non più supportato dalle evidenze.
Il Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale 2030 sviluppato dal MIT dice: “dove
ci possono essere impatti che coinvolgono veicoli e pedoni, la velocità dovrebbe essere limitata a 30 km/h”
Questo fa riferimento al Piano Globale per la Sicurezza Stradale sviluppato da WHO e Nazioni Unite, che dichiara lo speed management, con limite a 30 kmh in città, una misura chiave. “Anche ottimizzando le strade e i veicoli al massimo e mantenendo gli attuali limiti, non è possibile garantire la sicurezza di tutti gli utenti, inclusi quelli più vulnerabili.”
Quale città non dovrebbe garantire una mobilità inclusiva e non esclusiva, in sicurezza e non pericolosa, per i propri cittadini?
La non è un ostacolo al futuro, ma uno strumento che lo rende possibile per tutte e tutti.