08/04/2025
Non è il comportamento nemico che crea ingiustizie, bensì il fatto che questo è uguale a quello di un altro nemico. 08/04/2025
Attraverso diversi elementi estratti dalla tesi di Carlo Vercellone dell'Université de Paris, intitolata "Capitalismo Cognitivo e Reddito Sociale Garantito come Reddito Primario", metterò assieme un formulario di pensieri e di riflessioni atti a porre risalto sulle ultime trovate nella materia di studio Economia Cognitiva.
L'intelletto generale, assieme alla tesi di capitalismo cognitivo, rappresentano un momento importante sia rispetto alla riflessione sulla crisi del capitalismo che sul modo di pensare alla fuga da esso (rif. riadattato "Capitalismo Cognitivo e Reddito Sociale Garantito come Reddito Primario" di Carlo Vercellone). La dimensione cognitiva e immateriale del lavoro diviene dominante sul piano della creazione di valore e di ricchezza, mentre la forma principale di capitale diventa il capitale detto immateriale o intellettuale. Da qui, conoscenza e creatura vivente assumono le caratteristiche vere e proprie di capitale o merce fittizia (rif. riadattato ""). Questa evoluzione si inscrive in un contesto in cui la legge del valore-tempo di lavoro entra in crisi ed emerge una logica di accumulazione del capitale caratterizzata da quella che si può definire come 'rendita del profitto in divenire'. Ne deriva una continuativa distanza tra la logica della merce in sé e quella della purezza della ricchezza che indicherebbe la 'crisi del capitalismo nelle sue fondamenta immateriali o conoscitive (rif. riadattato ""). Ecco che si può dire, a questo punto, che un'economia del sapere diventa (divenire) driver di una negazione dell'economia capitalistica di mercato. A quanto pare sorgerebbe un cambiamento di posizione, da parte dello studioso di rifermento, nei confronti di un reddito sociale garantito e incondizionato, peraltro indipendente dall'impiego stesso, subordinando questo ad un progetto di riduzione progressiva e radicale, nei limiti della realtà sociale, della quantità di lavoro-impiego effettuata in una data 'sfera di necessità'. Si affermerebbe l'impatto divisorio tra l'intelligenza collettiva e la crisi della legge del valore (rif. riadattato ""): lo studioso accenna adesso ad un 'reddito di esistenza'. Si afferma conseguentemente: 'quando l'intelligenza e l'immaginazione (l'intelletto generale) divengono le principale forze produttiva, il tempo di lavoro cessa di essere la misura del lavoro, e per di più cessa di essere misurabile' (rif. riadattato "Capitalismo Cognitivo e Reddito Sociale Garantito come Reddito Primario" di Carlo Vercellone). Come si può adesso immaginare di ridurre il tempo di lavoro a vantaggio delle singole creature o addetti? Si ricordi che come campione a disposizione si ha un tempo determinato di lavoro da svolgere che però nella sostanza risulta essere irrintracciabile dal grado di misurazione classico umano. A questo punto non può che essere riaperta l'opzione del reddito sociale garantito (RSG). Alcuni tratti, in breve, del reddito sociale garantito sono i seguenti: 'Il RSG come strumento di allegerimento del vincolo monetario sul rapporto salariale'; 'il RSG come forma nuova di reddito primario'. Può rimanere ad essere considerato un reddito primario o magari uno strumento di sviluppo di attività autonome? La garanzia di un reddito sufficiente deve annotarsi nell'importanza lievitante, preponderante con un certo distacco, di un economia creatrice di di ricchezze intrinseche, non misurabile e per l'appunto non scambiabili. Deve interpretare il fendente di rottura tra la creazione di ricchezza e la creazione di valore (rif. riadattato "Capitalismo Cognitivo e Reddito Sociale Garantito come Reddito Primario" di Carlo Vercellone).
L'impossibilità di formulare strategie di abbattimento dei canoni classici del capitalismo di mercato è dovuta a vari fattori. Una rientranza specifica risiede nel mestiere di chi conserva l'attitudine a inventare oggetti che, in archi di tempo privi di scadenza, producono sempre reddito, senza mai materialmente fallire. Un altro fattore è senza dubbio il tanto disperato bisogno di ricercare nuovi brand sotto l'insegna di un prodotto che verrebbe retro-inventato, che quindi conserva le caratteristiche di un prodotto rilasciato precedentemente nel mercato. Il 'reddito di esistenza' può in questi casi apparire come un serpente che cerca di mordersi la coda e che non si preoccupa della presenza di alcuna forma predatrice nelle vicinanze. Il risultato di questo fenomeno non è nient'altro che quella serie di ostacoli ambientali o interni alla mente che bloccano l'uomo o lo studioso dall'utilizzare i propri strumenti e linguaggi legali per l'attivazione di regole contingenti le cause della propria esistenza, senza mai che l'opportunità del terzo incomodo possa influenzare l'output reale. Per quanto possa essere dura la realtà, l'economia del sapere non andrà mai e poi mai ad acquisire quella sorta di muraglia difensiva in grado di prometterle libera azione in virtù della necessità di produrre ricchezza autentica e pura. Il sogno di molti individui ricade nel mordersi la coda in assenza di predatori, questo potrà promettere loro un reddito sociale molto condizionato, in questo caso, che però risulta essere dipendente da alcune parti di se stessi che "rettilmente" vengono affidate a coloro i quali tale reddito l'hanno acquisito attraverso la generazione di quel valore immateriale e intellettuale, tanto ostacolato poiché veicolo di risoluzione di cause esistenziali di carattere circumnavigante alle disfatte Napoleoniche in sé, quindi al massimo che si teme di perdere con mano. Se l'uomo si rapportasse al suo salario con un comportamento meno assuefatto di particolari come la misurazione classica del lavoro o l'accettazione di definizioni arcaiche di reddito primario, allora quest'uomo potrebbe effettivamente riuscire a primeggiare nel gioco della vita per poi ridurre il livello di infamia sociale su tutta quella strumentazione collocata in livelli superiori della mera umana abilità. Il ricorso a pratiche di carattere diabolico, come appunto possono essere le tecnologie pervasive legalizzate e tanto apprezzate di questo secolo (anni '40, per intenderci), potrebbe intralciare la "quantità di lavoro-impiego effettuata in una data 'sfera di necettià'. Così facendo non solo si perderebbe la conduzione di una rotonda di sapere sempre più aurea e isolata, ma si rumoreggerebbe a favore anche di quel tassello unico che le scienze comportamentali definirebbero come "fendente di un nemico che non attacca sotto giustizia". E così si rischia che l'intero ecosistema intellettuale del pianeta finisca nelle mani di chi si arrampica sugli ingranaggi altrui, in modo immateriale si intende. Nelle mani di chi compie il proprio mestiere non vedendo l'ora di confondere chi invece lo continua, pensando più al proprio serpente che ha già tutto a disposizione perché, in realtà, tenta di mordersi la coda continuamente.
A.B.
08/04/2025