Slow Travelling in Vespa

Slow Travelling in Vespa La pagina di un nuovo modo di fare turismo, viaggiando lentamente e gustandosi la strada. Brum brum

FLASHBACK DEL MARTEDÌUno dei momenti più indimenticabili dei nostri viaggi è stato l'arrivo a Gibilterra, con la sua roc...
24/09/2024

FLASHBACK DEL MARTEDÌ

Uno dei momenti più indimenticabili dei nostri viaggi è stato l'arrivo a Gibilterra, con la sua rocca visibile a chilometri di distanza. E se c'è una cosa che non si può dimenticare di Gibilterra sono le sue dispettosissime scimmiette

"La notte al confine tra Spagna e Gibilterra viene interrotta da una coppia di focosi amanti che, nella stanza affianco alla nostra, penso stiano girando una scena di qualche film hot da quanto rumore fanno.
Ho l’impressione, fra l’altro, che stiano spaccando i mobili, oltre che il letto: devono essere pieni di alcool fino ai piedi. In ogni caso,
comunque, riusciamo ad alzarci presto, anche perché abbiamo tutta Gibilterra da esplorare e non abbiamo tempo da perdere.
Attraversiamo nuovamente la pista di atterraggio, cosa che di giorno fa tutto un altro effetto, ed entriamo al parco naturale, decisamente molto famoso per le sue dispettose scimmie. Sono talmente tanto famose che una leggenda popolare sostiene che, fintantoché occuperanno questo posto, Gibilterra rimarrà sotto il controllo inglese. Non è un caso, quindi, che qui tutti le rispettino e che queste simpatiche scimmiette siano anche impresse sulle monete da 5 pence. I più maliziosi diranno che questi buffi animali portano turismo e, forse, è anche in parte vero: effettivamente questo gruppo di circa 230 esemplari, costituisce l’unica popolazione di bertucce selvatiche in Europa. Sebbene molte siano rifugiate sulle alture, molte altre sono proprio qui di fianco a noi,
all’ingresso, in cerca di cibo o qualcosa da rubare. Vediamo in diretta, tanto per dirne una, il furto di un orecchino, strappato via dal lobo di una povera ragazza, derisa poco dopo dalla crudele ladruncola.
Insomma, c’è da stare attenti e improvvisamente mi m***a il terrore che qualcuna di queste mi faccia un bel dispetto rubandomi le chiavi della Vespa. Non so più dove tenerle, dal momento che anche gli zaini interi sono oggetto di frequente cattura e il pensiero mi attanaglia per tutto il giorno, impensierendomi non poco.
L’escursione della rocca, anche considerando le scimmie di cui rimango sempre molto diffidente, è davvero incredibile, con panorami mozzafiato e verde ovunque. Ci concediamo anche una visita al largo, nell’omonimo stretto, per osservare i delfini che sguazzano contenti fra Europa e Africa e sentirci, ancora una volta padroni del nostro tempo e del nostro mondo."

Brum brum
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Di questo viaggio e di tutti gli altri, ne parlo sul libro "TARGATA PC" che puoi ricevere (con spedizione gratuita) autografato e con dedica solo su www.slowvespa.it. Lo trovi anche su Amazon o in libreria.

FLASHBACK DEL MARTEDÌ2021. Soli, noi due e la Regina, in mezzo alla Basilicata più selvaggia. Di lì a poco, un grande sp...
10/09/2024

FLASHBACK DEL MARTEDÌ

2021. Soli, noi due e la Regina, in mezzo alla Basilicata più selvaggia. Di lì a poco, un grande spavento. Uno dei tanti che capitano durante i nostri pazzi viaggi.

"Ad un certo punto, infatti, imbocchiamo una galleria. Siamo completamente avvolti dall’oscurità e ci aspettano oltre 2 chilometri di marcia in queste condizioni. È buio pesto. Il mio cuore inizia a pulsare forte perché la Vespa fa pochissima luce e gli occhiali con le lenti polarizzate fanno fatica a tornare trasparenti. Sono costretto a percorrere i primi trecento metri completamente a sentimento, senza avere la minima idea se siamo in mezzo alla carreggiata o meno. Non so più a che velocità stiamo andando, l’oscurità è molto più che nera. Ho il terrore che non ci vedano per cui inizio a pregare che la galleria finisca in fretta quando... vuuuum vuuum vuum vum vu! La Vespa si spegne di colpo.

“Porca puttana!”, grido. Tiro immediatamente la frizione e, trovandoci fortunatamente non troppo distanti dall’uscita della galleria, faccio saltare Giulia sul marciapiede di sicurezza, spingendo la Vespa esanime verso la luce. Ho il cuore in gola per diverse ragioni: la prima è perché ci trovavamo nel nulla, veramente nel nulla più assoluto, la seconda è perché è una situazione terribilmente pericolosa, la terza perché mi immagino già di essere arrivato al termine del viaggio senza aver potuto raggiungere la mia amata costiera. Per un attimo inizio a pensare a cosa sarebbe successo se questo brutto episodio fosse capitato anche solo 500
metri prima. Non voglio pensarci e inizio a respirare profondamente per cercare di darmi una calmata. Dopo qualche minuto di pausa, in rigoroso silenzio, tiro la Vespa sul cavalletto, apro il vano lato motore per cercare di farla raffreddare in fretta e inizio a sperare. Spero veramente tanto, come credo che stia facendo anche Giulia, che non la smette di camminare nervosamente avanti e indietro. I minuti sono interminabili, finché, dopo un po’ d’attesa, tiro un colpo alla pedivella e... La Vespa riparte subito, brillante e allegra, come se non fosse successo niente. Ho anche l’impressione che ci stia dicendo: “Beh, vi muovete?”

Sebbene sia incredulo cerco di non darlo a vedere, anzi ostento una sfrontata sicurezza. Giulia che sa perfettamente che questo è stato solo c**o, l’ennesimo colpo di fortuna cieca, esattamente come quando ci capitò un fatto analogo, sulla polverosa strada in uscita da Marrakech. Se non mi sbaglio, però, si dice che la fortuna appartenga agli audaci, per cui, facendo finta di nulla, scrollandomi via di dosso i brividi della paura pur mantenendo un rigoroso silenzio scaramantico, ripartiamo sbofonchiando. Poco dopo siamo ad Eboli, dove si fermò Cristo e noi con lui."

Brum brum

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Di questo viaggio e di tutti gli altri, ne parlo sul libro "TARGATA PC" che puoi ricevere (con spedizione gratuita) autografato e con dedica solo su www.slowvespa.it

NON DEVI AVERE PAURATra i tanti importanti insegnamenti della mia mamma, ce n'è uno che ricordo con piacere: con il suo ...
08/09/2024

NON DEVI AVERE PAURA

Tra i tanti importanti insegnamenti della mia mamma, ce n'è uno che ricordo con piacere: con il suo "non devi avere paura della paura", mi convinse ad iscrivermi ad un corso di teatro quando ero un adolescente timido e impacciato con tutti, cambiando per sempre le mie sorti.
Quello fu l'inizio, poi arrivò la Vespa. La Vespa mi ha insegnato davvero a non avere paura. La Vespa mi ha costretto più volte ad uscire dalla mia zona di comfort, spostandola sempre più in là, abbattendo km dopo km svariate seghe mentali che mi affliggevano, rendendo la mia vita pesante e inutilmente contorta. Certo, ne ho sempre tante e di sicuro non sono un cuor di leone. Questo lo sapete tutti e di certo io lo so. Ma sicuramente nelle relazioni interpersonali ho fatto dei progressi da gigante negli anni, anche grazie ai viaggi e alla Regina.
La conseguenza prima del non avere paura, mi riferisco all'ambito delle relazioni, è una fiducia a priori verso tutti. Forse non è del tutto giusto e forse a volte questo mio atteggiamento mi costa sofferenze e delusioni. Eppure viaggiando ho sempre conosciuto splendide persone e a volte qualcuna si è mostrata una vera benedizione. Ricordo, ad esempio, quel santo che caricò la Vespa sul suo furgone dopo che avevo bucato per ben due volte consecutive a pochi km da Stonehenge in Inghilterra, oppure a quel supereroe in giacca e cravatta che aiutò me e Giulia a incastrare la Regina sull'auto presa a noleggio, nel nostro viaggio da Barcellona a Gibilterra.
A volte penso a quanto siano pazzesche le coincidenze della vita che hanno permesso quegli incontri, quasi come se tutte queste persone fossero piuttosto dei personaggi messi lì, al posto giusto e nel momento giusto, nel copione della mia vita. O forse ero io un personaggio nel copione della loro vita?
Ho un ricordo bello di tutte le persone incontrate nei vari viaggi. Chissà poi perché gli incontri migliori avvengono quando si viaggia. Forse perché in viaggio si è più ricettivi, più aperti. Forse perché le armature con cui ci difendiamo dalle nostre paure, le lasciamo a casa perché troppo pesanti da mettere in valigia.
E l'ultimo incontro vespistico è avvenuto a casa mia, ad Alessandria, mentre Giuseppe stava completando il suo di viaggio. Indubbiamente il personaggio, ora, sono io. Giuseppe sta rientrando da una bella impresa, da Reggio Emilia a Londra e rientro con la sua Vespa 150. L'ho seguito, con la sua tagliente ironia nei suoi post qui su facebook. I guai che ha avuto durante il viaggio, fra carburatore e frizione, e la sua forza d'animo mi hanno fatto impazzire dal ridere e fatto riflettere, tanto, allo stesso tempo. Avrei voluto incontrarlo e, così, qualche giorno fa, gli ho chiesto se sarebbe passato da queste parti. Purtroppo mi disse che non sapeva, che i piani non erano chiari ecc. Tutte cose che capisco perfettamente: il viaggio ti mette in quello stato di assoluta precarietà tale che è impossibile fare piani (o è imprudente farne). Per cui, come non detto. Mi misi il cuore in pace e fine, sapendo che probabilmente non l'avrei mai incontrato.
Ieri, sabato, parto per andare a fare il mio canonico giro in bici del fine settimana e dopo pochi km mi accorgo che entrambe le gomme sono praticamente a terra e, ovviamente, la pompetta l'ho lasciata a casa. Con la camera d'aria di riserva non potrei fare altro che flagellarmi o impiccarmi. Ma ormai ho le spalle grosse e non mi incazzo più di tanto, i problemi sono altri. Rientro con calma verso casa, cercando di limitare i danni alla bici, fra buche e stradacce.
Appena arrivo, mi accorgo di un messaggio che Giuseppe aveva mandato qualche ora prima: mi stava avvertendo che sarebbe passato da Alessandria.
Pazzesco: se le mie gomme fossero state gonfie o anche se solo avessi avuto la pompetta, quel messaggio non l'avrei mai visto e, ovviamente, non avrei mai risposto.
"Certo, vediamoci in centro. Fammi sapere quando sei in zona"
Dopo qualche ora, nonostante un guaio alla frizione, Giuseppe è arrivato in sella alla sua Vespa. Ci siamo stretti la mano, entrambe unte d'olio e nere, e siamo andati a berci un bicchiere di vino bianco. Mi sembrava di conoscerlo da anni, ma perché chi si è avventurato in pazzi viaggi di questi tipi si assomiglia. In fin dei conti, siamo tutti pazzi allo stesso modo. È a oltre 3000 km percorsi fino ad ora, fra pioggia e vento, ed è come se fosse arrivato da qualche palazzo poco più in là. Un simpaticissimo matto. Chiacchieriamo e passeggiamo, lo porto a visitare velocemente la mia Alessandria e dopo un paio d'ore è giunto il momento di ripartire. Ci sono ancora 180 km da percorrere e sono già le 17. La strada è lunghissima e farà buio.
E mentre Giuseppe sta viaggiando, probabilmente attraversando Piacenza o forse già oltre, penso a quanto siano belli questi incontri fra apparenti sconosciuti. E quanto siano state pazzesche le combinazioni che hanno reso possibile questo incontro.
"C'è tanta gente buona in giro", gli dicevo sorseggiando quel buon bicchiere di bianco.
E ne sono profondamene convinto. Basta avere il coraggio di lasciar andare tutto come deve andare e stupirsi di quando stupefacente sia la vita. Specialmente se hai una Vespa.
Brum brum

FLASHBACK DEL MARTEDÌÈ il 2020. Partiti da Alessandria, dopo aver attraversato l'intera costa francese e aver scavallato...
03/09/2024

FLASHBACK DEL MARTEDÌ

È il 2020. Partiti da Alessandria, dopo aver attraversato l'intera costa francese e aver scavallato i Pirenei, siamo approdati in Spagna puntando dritti verso Barcellona.

"L'arrivo a Barcellona, città di meravigliosa bellezza che entrambi già conosciamo, non è per nulla semplice. Le arterie, che da Badalona confluiscono verso il centro, sono enormi e percorse da automobili che sfrecciano veloci al nostro fianco. Ancor prima di raggiungere l'albergo, decidiamo però di puntare dritti verso la Sagrada Familia: è troppo pericoloso rimandare tutto a domani, quando dovremo imbarcare per tornare a casa, rischiando di perdere la possibilità di scattare un'epica foto, proprio lì sotto, dopo tutta questa strada. Appena la vediamo, sussultiamo di gioia. Preso dall'entusiasmo, parcheggio la Vespa proprio lì, davanti alla meravigliosa cattedrale, incurante di tutti i turisti che passeggiano nei dintorni e che, magari, stanno scattando qualche foto ricordo. E proprio mentre sto cercando di immortalare Giulia, co-pilota preziosissima di questa spedizione avventurosa, ecco che sento, proprio al mio fianco, una secca, severa e profonda voce femmiline: "Caballeros, muevan la moto!"

È una vigilessa, con la pi***la alla cintola e gli occhiali da sole a specchio, e ci intima, senza troppi complimenti, di spostare immediatamente la Vespa. Noto che questa è la prima volta, da quando siamo partiti, in cui sento parlare spagnolo. Trovo che sia un momento magico e, emozionato come sono, osservo la vigilessa intensamente, completamente muto e con la bocca spalancata. Lei si ferma, proprio davanti a me, pensando che forse vogli insultarla. È in attesa delle mie mosse e mette precauzionalmente la mano sulla fondina.

"Un attimo solo, per piacere, veniamo dall'Italia con questa!", dico, con la voce rotta, ancora sotto eccitazione, pensando che possa anche solo intuire cosa ho appena farfugliato."

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Di questo viaggio e di tutti gli altri, ne parlo sul libro "TARGATA PC" che trovi scontato fino al 9 settembre (+ spedizione gratuita e un ricordo omaggio del nostro ultimo viaggio), usando il codice 6NAZIONI su www.slowvespa.it

DAVANTI AD UN SIGAROSi sta per chiudere un weekend "strano", in cui Giulia ed io siamo rimasti separati per via di un su...
01/09/2024

DAVANTI AD UN SIGARO

Si sta per chiudere un weekend "strano", in cui Giulia ed io siamo rimasti separati per via di un suo breve viaggio con una amica, divenuta da poco cittadina italiana.

È stato strano perché è stato un fine settimana "da single", come mi ha detto mia mamma, preoccupata di ciò che potessi combinare senza la saggia guida di mia moglie. Ed effettivamente ne ho combinate un bel po', con circa 600 km macinati in due giorni e mezzo. Tutto ha avuto inizio con un blitz non pianificato a Torino per trovare un vecchio amico e scoprire che se è vero che cambiano tante cose negli anni, l'essenza delle persone rimane pressoché invariata, proseguendo poi per una f***e salita e discesa verso Varazze, stavolta in due, con un amico a fare da passeggero e a rendere decisamente appesantito e goffo il nostro retrotreno, con la Regina ad arrancare fra Sassello e Giovo Ligure. Se ciò non bastasse, è stato poi il turno di una notte senza cognizione a pogare, in occasione del Capodanno Alessandrino, fra fiumi di birra, uomini che tentavano di approccarmi e risate da ventenni con conosciuti e sconosciuti, per concludere oggi, in uno stato simile alla pre-morte, con gli amici del Vespa Club Castellazzo Bormida tra le incantevoli colline di Gavi, inebriandomi con tutto l'odore di scarico che solo un centinaio di Vespa possono regalare. Phew, che fatica, ma quanta vita!

Il fine settimana è giunto al termine e, a breve, Giulia rientrerà dall'aeroporto. Mi intrattengo con un goccio di amaro al tartufo, acquistato nella mia adorata Norcia in uno dei nostri insensati viaggi e mi accendo un sigaro. È curioso perché è una cosa che, ogni tanto, ci pace fare: stare sul balcone, chiacchierare e bere un goccio. Ma è clamoroso quanto abbia tutto un sapore diverso.

Intendo: è stato bello questo fine settimana. È stato indubbiamente divertente e liberatorio. Ma come ho scritto a Giulia, senza di lei è tutto insipido. Buono, per la ca**tà. Ma manca qualcosa di semplice e fondamentale come il sale su una bella fiorentina.

Insomma. La malinconia è un sentimento nobile, anzi nobilissimo e ora è qui a tenermi compagnia.
Meno male che Giulia torna e che ci sono altri sigari. Non vedo l'ora di godermeli con lei, di nuovo, come sempre. Con quel buon sapore di amore e libertà.

Brum brum

10 anni fa, di ritorno a Tangeri, dopo un controllo documenti improvvisato da un agente in borghese. Dopo quasi 2000 km ...
01/09/2024

10 anni fa, di ritorno a Tangeri, dopo un controllo documenti improvvisato da un agente in borghese.
Dopo quasi 2000 km di sole a picco sulle gambe, fuoco, vento, aria. Un viaggio pazzo, con Giulia appena conosciuta.

Un viaggio che mi ha cambiato per sempre la mia vita.

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Ne parlo sul libro "TARGATA PC" che trovi scontato fino al 9 settembre (+ spedizione gratuita e un ricordo omaggio del nostro ultimo viaggio), usando il codice 6NAZIONI su www.slowvespa.it

FLASHBACK DEL MARTEDÌ 10 anni fa, oggi, Giulia ed io arrivavamo a Rabat e ci stavamo spostando verso Casablanca nel nost...
27/08/2024

FLASHBACK DEL MARTEDÌ

10 anni fa, oggi, Giulia ed io arrivavamo a Rabat e ci stavamo spostando verso Casablanca nel nostro primo viaggio assieme in direzione Marrakech.

Un viaggio da matti, senza senso, dove la prima matta fu proprio Giulia, mai stata nella sua vita su una moto, figurarsi su una Vespa. E come tutte le cose da matti, capitò di tutto, litigate furibonde comprese. Talmente assurdo che, nella foto, stringo una fascia del Vespa Club Alessandria a cui non ero neanche iscritto. Non ricordo neanche perché l'avessi. Finimmo la benzina, rovinammo per terra, persi gli occhiali, chiamai l'assistenza medica... Che viaggio incredibile.

Dopo tutte quelle avventure, tornammo in Italia e la lasciai a casa sua, visto che non abitavamo ancora assieme. Ci scambiammo un bacio e, dopo averla salutata, proseguii verso casa. Ricordo che scoppiai a piangere perché mi mancava già come l'aria. Fu in quel momento che realizzai che solo una come lei, anzi solo lei, era ciò che desideravo per la mia vita.

PS: Notare i pantaloni lunghi messi perché mi ero ustionato le gambe già nei pochi giorni precedenti questa foto.

Ho iniziato a guardare i video del viaggio: al di là del fatto che mi è venuta una malinconia brutale, devo dire che son...
25/08/2024

Ho iniziato a guardare i video del viaggio: al di là del fatto che mi è venuta una malinconia brutale, devo dire che sono pazzeschi! Dateci il tempo di m***are il nostro video: spero venga come ho in mente!

Comunicazione di servizio: siamo a 1999 follower!
Invitate i vostri amici appassionati di viaggi, di Vespa e della vita!
Ci sarà presto una sorpresa per tutti i nostri nuovi amici!!!

Dai! Dai! Dai!

Brum brum

GIORNO 16 - Niente è come prima Si vede che siamo in Italia appena tocchiamo terra scendendo dal treno. Fra buche, sorpa...
25/08/2024

GIORNO 16 - Niente è come prima

Si vede che siamo in Italia appena tocchiamo terra scendendo dal treno. Fra buche, sorpassi azzardati e scarsa illuminazione, i 10 km che abbiamo percorso fino ad arrivare a Varzo ci hanno portato coi piedi a terra, ricordandoci da dove veniamo.
La camera è la stessa dell'andata, ma non c'è più quel pazzesco odore di gas di scarico che i nostri zaini avevano assorbito nel corso della prima tappa. Per i gestori del b&b, sfortunamente, a breve ci sarà ancora.
La notte, eccezion fatta per gli ospiti che alle 23 camminavano con dei piedi di piombo al piano di sopra, è filata liscia, al fresco delle m***agne dell'alto Piemonte. Le campane delle 7.30 hanno dato il tocco di grazia, almeno a me, visto che Giulia, come di consueto, è già sveglia da un po'.
"Dobbiamo muoverci perché le previsioni danno pioggia!", queste le sue prime parole, tanto per darmi il buongiorno.
Rispondo mugugnando qualcosa che non ha senso manco per me e, catturando il cellulare con un incauto gesto verso il comodino, mi affanno alla ricerca di una smentita facendo rovinare gli occhiali a terra. Smentita che, mio malgrado, non troverò da nessuna parte.
Che siamo in Italia lo si vede anche dal fatto che la proprietaria non parla inglese con gli ospiti che parlano solo inglese, ma soprattutto che viene servita una colazione e, cosa ancora più importante, esiste un espresso degno di tale nome. Facciamo il pieno noi e, dopo i saluti di rito, siamo già in viaggio.

Prima di partire avevo mandato un messaggio alla zia Maddalena, una delle sorelle dei numerosi fratelli di mio padre. Visto che vive a Vercelli - e da lì passeremo - l'occasione è troppo golosa per un saluto. Prevedere un orario, anche per via del meteo incerto, è dura e quindi cerco di rimanere sul vago, senza impegnare nessuno.

Quando ripercorri una strada che hai già fatto - come nel nostro caso, visto che stiamo ripercorrendo a ritroso la strada della prima tappa - è un po' come vedere un film già visto. Non è necessariamente brutto, perché hai modo di guardare meglio i dettagli e, comunque, vedi tutto da una prospettiva diversa. E spesso, quando guardi le cose da un punto di vista diverso, ti convinci che poi, in fondo, c'è del bello ovunque.

All'altezza di Domodossola, a poche decine di km dalla partenza, ecco la pioggia. Ci fermiamo subito per coprire tutto e maledire le nuvole che hanno mandato in frantumi la nostra idea di un tuffo al lago. È destino che questa estate io non metta il costume. Pace, doveva essere così.
La pioggia picchietta fastidiosamente e ce la dobbiamo ciucciare per diversi chilometri, fino a oltre Gravellona Toce dove, di punto in bianco, tornerà ad esserci il sole. Tutto sommato è durata poco.

Ci fermiamo per un rabbocco di 3 litri al serbatoio, colmandolo a sufficienza per la restante parte del viaggio e cogliamo l'occasione per sgranchire le gambe sulla bella passeggiata di Pettenasco. Già che ci siamo, ci togliamo la giacca. Finalmente non serve più.

Per pranzo ci accontentiamo di un gelato un po' fuori dalla zona turistica, sostando in uno di quei bar di paese che mi fanno impazzire, perché mi ricordano il bar di Sant'Andrea e tutta la popolazione che ci orbitava attorno. Adoro questo posti perché trovi la gente vera, quella che certamente, fra un bianchino e l'altro, ha sempre qualcosa da dirti. Ma noi non abbiamo troppo tempo e, dopo aver saldato il conto (6€ la coppa di gelato, si vede che siamo in Italia!), ripartiamo.

Sono felice di andare a trovare la zia, anche perché ci sono anche altri zii che vedo sempre troppo poco. È vero che gli zii sono tanti - mio padre è il settimo di dodici figli - ma sono tutti sparsi per l'Italia e riuscire a catturarne addirittura quattro (con relative mogli) ha quasi dell'incredibile. Sono felice perché sono convinto che sia in queste piccole cose che si nasconda il segreto della felicità: una bicchierata inaspettata, un abbraccio sentito, una risata sonora. Se poi fatta con le persone che ami e che ti amano, non si può desiderare di meglio.
Ma mentre mi crogiolo nei miei pensieri felici, una vespa cerca di guastarmi la festa, incastrandosi fra casco e testa e pungendomi proprio all'altezza della tempia. Mi fa un male cane e sono costretto a fermarmi. Avesse punto qualche centimetro più in là, sarebbe stata in zona occhio e sarebbe stato un vero problema guidare. Meglio così. Il bozzo rosso ce l'ho ancora, a distanza di diverse ore dal misfatto. Così è iniziata la vacanza, così deve finire. Evidentemente un senso c'è, ma non riesco a vederlo. Anche perché sono un po' stufo.

Dopo una bella tirata, intorno alle 14.30 siamo finalmente dalla zia e inizia la festa. La casa è quella in cui viveva la nonna Rina e ogni angolo mi accende ricordi. Mi piace un sacco tuffarmi nel passato e andare a scoprire le mie radici. Le radici sono importanti, anzi forse di più, perché sono quelle su cui cresciamo e ci formiamo. Le mie radici sono gigantesche e, ogni volta che mi incontro con gli zii, mi rendo conto del perché. È una fortuna, anzi un privilegio, avere delle solide radici su cui potersi appoggiare.
Le ore passano in fretta, fra risate, biscotti al cioccolato e caffè finché viene l'ora di rimettersi in sella per l'ultima tratta verso Alessandria. Non prima di aver scattato qualche foto ricordo, con le due zie Maddalena e Luisa a cavalcare la Regina, e tutti noi a goderci un momento epico.
Ci salutiamo commossi e grati del nostro amore e, ronzando allegramente svegliando un vicinato assopito, ci rimettiamo in marcia.

Gli ultimi chilometri sono sempre pesantissimi. Se poi sei nella pianura con rettilinei infiniti, su strade che già conosci, diventa una tortura. E così è stato fino alla prima indicazione dell'inizio della provincia di Alessandria. Sento il cuore che inizia a pulsare forte: l'arrivo è vicino. È vero, siamo alla fine del nostro viaggio, ma non si può vivere una vita in vacanza, a meno che non si sia o pazzi o pensionati (cose che spesso coincidono). Bisogna tornare perché casa è sempre casa. E secondo me, quando provi questa sensazione, vuol dire che hai veramente scritto un'altra pagina del diario di vita ed è ora di chiudere il capitolo e andare avanti.

Il sole è ancora alto e caldo, ma c'è un vento fastidioso. Le auto, poi, continuano a farci degli sfili pazzeschi. Molte sono auto targate svizzere. Che sia il fatto che le pene che hanno legate alla guida siano così dure a casa loro che quando arrivano qua si sbizzarriscono? Non lo so con certezza, ma assicuro che più volte ho mandato a quel paese qualche autista, non sfoderando il mio dito medio solo perché non voglio incazzarmi a vacanza finita.

Poi, eccoci passare di fianco a San Salvatore. Il paese ci sorride dalla sua collina. Che spettacolo pensare che dietro ad ognuna di quelle porte ci sono altre famiglie, altre persone, altre radici. Riconosco la mia terra, le mie strade che percorro in bici. Sento profumo di casa e sono contento perché la Regina mi sembra un po' affaticata dal suono. Effettivamente la tappa di oggi è sui 200 km e fa caldo, tantissimo rispetto alle temperature Svizzere.

Alessandria. Il cartello, nella sua anonimità bianca e scritta nera, è ufficialmente il nostro bentornati a casa. Faccio gracchiare il clacson e festeggio con Giulia. Anche questa volta siamo tornati, sani e salvi e quasi puliti. No, puliti no.
Conosco le vie, i cartelli, i semafori. È tutto uguale, anche se a me sembra di essere via da 6 anni. È l'effetto di dilatazione del tempo vespistico: andando piano perdi un po' la percezione e fermandosi poi in tanti posti, sembra davvero di essere lontani da molto più tempo.
Svolta a sinistra, poi a destra. Alla rotonda dritto. La strada diventa meccanica. Non c'è più dubbio: siamo a casa.

La Vespa, davanti al garage, borbotta. I suoi km all'arrivo sono oltre 80.600. Indubbiamente abbiamo superato i 2.000 km di marcia. Siamo stanchi. Sono stanco. Mentre Giulia è scesa dalla sella, mi allungo e mi corico poggiando le gambe sul manubrio. Siamo arrivati!
Giro la chiave e la Regina non si spegne. Ha iniziato a fare questa cosa qualche giorno prima della partenza. Portata dal dottore sembrava sistemata, anche se ogni tanto lo faceva ancora. Poi, da quando abbiamo iniziato il viaggio, aveva smesso del tutto, facendomi pensare ad una sorta di potere auto curativo. Incredibile che abbia a ripreso a farlo proprio ora, mentre sto per ricoverarla.

Mi vuole dire qualcosa. La ascolto e le rispondo. Non posso rivelare il contenuto della nostra chiacchierata, ma poi, ingranando la prima, la faccio imballare. L'ultimo goccio di miscela ribolle nel carburatore, come un reflusso dopo una abbuffata, e la Regina si imballa, spegnendosi e portando un silenzio surreale nel cortile e nelle mie orecchie.
La guardo, con i lacci che ondeggiano al sole di un'Alessandria stranamente ventosa. È bella da impazzire. Ma è stanca. Ha faticato tanto oggi, in questo viaggio, in questi anni.
Sposto la macchina e incastro la Vespa al suo posto. "C***o, Regina. Ce l'abbiamo fatta anche questa volta!"

Chiuso il garage, siamo già diretti al supermercato per rifornire un frigo che piange di fame da giorni. Non posso pensare che sia già tutto finito. Nella buca delle lettere gli avvisi delle raccomandate. Nessuna bolletta, quelle sono arrivate in digitale sulla email. Tutto è come prima.

Ma niente è come prima. Già, perché dopo un viaggio così, stretti sui centimetri di una sella a cavallo di un motore piccolo ma potente, non puoi essere come sei partito. È impossibile. Sei cambiato per forza. Con tutte quelle salite da piangere, mentre tutti, ma proprio tutti ti superavano, hai capito che la soluzione c'è sempre, basta avere la forza di trovarla. Ad esempio basta scalare marcia e rallentare per superare una pendenza impegnativa. Così sulla strada, come nella vita.
Non puoi essere come prima dopo che hai viaggiato per ore sotto la pioggia torrenziale, tremando dal freddo e cercando conforto in un abbraccio sotto ad un viadotto insignificante.
Le punture, i letti scomodi, il sole che ti ustiona le braccia ma non gli avambracci. Per forza che cambi. Perché tutto cambia: il mondo cambia, la Vespa cambia, la strada che hai fatto all'andata cambia, la gente cambia. Gli amori cambiano.
Niente è come prima e tutto diventa diverso, ogni secondo.
Basta andare lenti, godersi il viaggio e ricordarsi che domani, dopodomani, ogni giorno c'è un mondo nuovo, là fuori, da scoprire.
Vuoi allora un consiglio? In bici, in moto, in Vespa, a piedi: metti giù il cellulare, fai lo zaino e parti. Ora. Subito. Appena puoi. Solo così potrai riuscire ad essere contemporaneamente te stesso e quello che non sei stato mai.

Brum brum

Ben fatto, Regina!
24/08/2024

Ben fatto, Regina!

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Alessandria

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