15/04/2026
Ci sono viaggi che arrivano nel momento giusto, e poi c’è la Nuova Zelanda.
Nonostante il ciclone, o forse proprio grazie a lui, questo viaggio ha un sapore ancora più intenso. Un po’ come quando il vento spettina tutto e ti costringe a guardare meglio.
Auckland mi è sembrata subito viva, imperfetta, lontana dall’ordine quasi “da cartolina” di Sydney. Ma è proprio lì il suo fascino: una città che non si sforza di essere perfetta, e forse per questo è più vera.
E poi Waiheke Island… natura che ti entra dentro senza chiedere permesso. Verde, vento, silenzi e orizzonti che ti rimettono in prospettiva.
Qui tutto parla una doppia lingua: inglese e māori. Non è solo una traduzione, è un’identità condivisa, visibile, rispettata. Una cultura che non è decorazione, ma presenza viva.
E mentre il tempo fa un po’ i capricci, noi continuiamo a esplorare, con quella sensazione rara di essere esattamente dove dovremmo essere.
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