07/01/2026
METRO D, IL TRACCIATO DELUDE A SUD: TORTUOSO E MANCA LA DIRAMAZIONE
La pianificazione di una linea metropolitana è l’occasione per iniziare col piede giusto, al fine di garantire con la mobilità una copertura adeguata del territorio.
Per questo riteniamo che tale momento essenziale debba contenere tutte le migliori possibilità, senza trascurarle o perdersele per strada.
È in quest’ottica che, nell’offrire un contributo esterno all’iter di progettazione del tracciato di Metro D, abbiamo insistito soprattutto su un punto. Oggettivo, razionale, diremmo quasi lapalissiano: la diramazione in periferia, per offrire una doppia opportunità di copertura nelle zone dense più estreme.
Dove è possibile immaginare una frequenza ridotta e dove sarebbe difficile arrivare altrimenti, la diramazione è l’occasione da non perdere. Tanto più nel quadrante sud di Roma, assai dispersivo, ricco di quartieri disseminati lungo assi e isole, e quindi assai complicato da servire.
Avevamo proposto di biforcare sia la B che la D per coprire le direttrici che necessitano di un efficace trasporto su ferro:
1) il lungo asse che dal Torrino scende verso Mostacciano, Spinaceto, Tor de’ Cenci;
2) due bracci a servire i complicati insediamenti che gravitano su via di Grotta Perfetta (Tintoretto-Paolo Di Dono, Roma 70, Giuliano-Dalmata, Fonte Meravigliosa);
3) la popolosa periferia del Laurentino 38, la città militare della Cecchignola, Fonte Laurentina.
Ora, quanto trapelato dal DOCFAP (il Documento delle Alternative Progettuali) del tracciato di Metro D, deciso a livello politico dal Sindaco Gualtieri prima delle festività natalizie, ci appare insoddisfacente, soprattutto per la tratta sud.
A nord, si conferma con rammarico l’attestamento a Nomentana-GRA, che rinuncia a servire la vicina e popolosa Torraccia e il nodo di scambio di Casal Monastero, dove arriverà anche la B.
Verso il centro, il tracciato via Barberini e Fiume perde la stazione di San Silvestro, cioè uno degli obiettivi principali della quarta linea: “un conseguente e sostanziale alleggerimento della pressione esercitata dal traffico privato sul centro storico, che rende possibile diffuse pedonalizzazioni del centro città” (cit. Roma Metropolitane).
A Trastevere si ipotizza un tracciato alternativo per la stazione Quattroventi, che non ci convince: meglio Nievo, che sarebbe accessibile sia da Trastevere che da Monteverde.
Ma, come detto, le maggiori perplessità le abbiamo circa il tracciato nella tratta sud.
Se da un lato notiamo l’inserimento di una nuova metropolitana che, innestata su Metro B, riprende l’indirizzo da noi segnalato verso Tor de’ Cenci, dall’altro il percorso sia della B che di Metro D non prevede alcuna biforcazione.
Così, la soluzione che si profila per tutto il quadrante meridionale resta carente e depotenziata.
Delle quattro zone, vengono servite in modo adeguato solo quelle a est di Laurentina.
Mentre la nuova linea a copertura dell’asse Mostacciano-Spinaceto-Tor de’ Cenci invece sconta due limiti: il primo, meno grave, è quello di una rottura di carico a Eur Palasport; l'altro è la vicinanza del tracciato con la Metromare.
Lo ripetiamo ancora, dopo averlo illustrato in più occasioni: occorre tenere conto delle potenzialità (ancora inespresse, ma da cogliere sin d'ora) della Roma Lido, trasformata in vera metropolitana. Cioè la possibilità di far convivere un treno express, di collegamento più rapido con Ostia, con un treno molto più capillare di quello odierno, che aggiunga svariate nuove fermate (a quattro binari) proprio a beneficio di alcuni quartieri meridionali.
Il nuovo percorso metropolitano individuato lungo l’asse per Tor de’ Cenci, dunque, dovrebbe essere complementare, e non sostitutivo della Roma Lido. Pensato quindi a debita distanza da quest’ultima, così da estendere la captazione complessiva del sistema del ferro.
Infine, l’asse Laurentino 38-Fonte Laurentina viene ignorato, proprio per l’assenza del secondo braccio di Metro D.
Non si comprende la ratio di questa limitazione.
Sappiamo, per contro, che Roma ha una br**ta esperienza con le diramazioni. Per un motivo semplice: l’unica esistente (la linea B1) è sbagliata ab origine. Una diramazione troppo centrale (a piazza Bologna) che ha tagliato fuori la stazione Tiburtina come punto nodale e dimezzato le corse a interi quartieri della città consolidata (Trieste, Africano, Conca d’Oro, viale Jonio).
Abbiamo l’impressione che il dibattito sulle diramazioni resti condizionato da questo vizio di partenza. E, ci giunge voce, anche da una presunta incapacità di Atac di “gestire le diramazioni”. Una motivazione, questa, irricevibile per il cittadino.
Le diramazioni si programmano e si realizzano in tutto il mondo. Se il problema dipende da un’attuale incapacità gestionale, spetta all’amministrazione (e in ultima istanza alla politica) risolvere questo problema. Ma una cosa è certa: tale inaudita disfunzione non può in alcun modo compromettere le capacità di pianificazione e di sviluppo futuro della città.
Le necessarie diramazioni periferiche dovrebbero comunque essere tutte previste, nel progettare le nuove linee. Tutt’al più, ci permettiamo di aggiungere, si lascerà la sola predisposizione qualora si decida di non poterla realizzare subito. Ma partire con un progetto preventivamente amputato, renderà impossibile qualunque ripensamento futuro.
Infine, non vorremmo che la divisione in tre fasi funzionali significhi riproporre lo “spezzatino” già visto con Metro C, che ne ha dilatato i tempi di costruzione con la sommatoria delle fasi e delle relative procedure. Vogliamo la linea D, la vogliamo tutta, abbreviando i tempi.
Roberto Gualtieri Eugenio Patané Giovanni Zannola Giovanni Caudo Flavia De Gregorio Francesco Carpano Maurizia Cicconi Benigni