Vele al Terzo

Vele al Terzo Associazione vele al terzo Rimini, la “cultura dell’andar per mare” come un tempo con le barche da lavoro storiche della Romagna. L’Associazione vele al terzo Rimini nasce con lo scopo di conservare, valorizzare e divulgare le tradizioni della Antica Marineria Romagnola tramite il recupero della memoria storica e delle tradizioni, la ricerca, il restauro e l’utilizzo delle imbarcazioni tradizionali dell’Adriatico, la conoscenza e divulgazione della “cultura dell’andar per mare” e dell'ambiente marino.

E’ nostra convinzione che il ruolo storicamente avuto dalla Marineria Romagnola con il suo patrimonio di conoscenze generato nei secoli, sono stati per troppo tempo dimenticati. Occorre quindi dedicarsi al recupero di queste memorie, ivi comprese le vecchie imbarcazioni sopravissute, facendole navigare e riscoprendo la fatica, ma anche il fascino, della "vela al terzo", il caratteristico armo con due pennoni e la vela a forma di trapezio, sempre coloratissima e decorata con simboli e figure che un tempo contraddistinguevano il porto e la famiglia cui la barca apparteneva. L’associazione inoltre collabora attivamente con la "Mariegola delle Vele al Terzo e delle Barche da Lavoro delle Romagne", un coordinamento di Associazioni e Musei Comunali che promuove da alcuni anni il programma estivo di Raduni nei porti della Riviera Romagnola di vecchie Barche da Lavoro, quali Trabaccoli, Lance, Lancioni, Battane e Bragozzi armate con originali Vele al Terzo.

Normali funzionamento

Museo della Marineria Cesenatico
20/09/2020

Museo della Marineria Cesenatico

La più vivida testimonianza di quanto di tragico può capitare in mare si trova negli ex voto, dove gli scampati facevano raffigurare le circostanze nelle quali erano stati salvati grazie all'intercessione della Madonna o dei santi, con la formula consueta: "P.G.R." Per Grazia Ricevuta; oppure "V.F.G.A." Votum Fecit Gratiam Accepit. ⁠

Gli ex voto marinari si trovano in gran numero nei santuari che sorgono in prossimità della costa. Eccone alcuni esempi presenti nel nostro Museo. ⁠

1. Un marinaio cade dall'albero di una barca armata con vela latina. (Santuario della Madonna delle Grazie, Rimini, prima metà del sec. XVIII)⁠

2. Un cavallo imbizzarrito provoca la caduta di una carrozza nel porto canale di Cesenatico. Da notare due bragozzi ormeggiati. (Madonna del Monte di Cesena, 1897, autore Paolo Grilli)⁠

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06/08/2020
Barchedepocaeclassiche.it
02/08/2020

Barchedepocaeclassiche.it

NAVIGAZIONE ‘ROVENTE’ A CESENATICO PER LA FLOTTA DI VELE AL TERZO
Guarda la Gallery fotografica di Paolo Maccione. Anche nel 2020, l’1 e 2 agosto, una flotta di vele al terzo dell’Adriatico si è ritrovata presso il Museo Galleggiante della Marineria di Cesenatico, diretto da Davide Gnola, per celebrare la tradizionale Festa di Garibaldi. Le barche, associate alla Mariegola delle Romagne, provenienti da Rimini, Cattolica, Cervia, Bellaria e altre località costiere, hanno invaso pacificamente il tratto del Porto Canale Leonardesco. Dopo un pranzo conviviale all’interno della sezione a terra del Museo, nel primo pomeriggio di sabato oltre 25 imbarcazioni si sono staccate dalle banchine e hanno compiuto una navigazione dimostrativa visibile dalle spiagge. La veleggiata si è svolta con una leggera brezza, sole e temperature roventi che hanno raggiunto i 35 gradi. Anche in questa occasione Cesenatico ha esibito con orgoglio alla popolazione e ai turisti un patrimonio composto da circa 50 scafi tradizionali dell’Adriatico, se si contano anche le barche ormeggiate stabilmente all’interno del tratto di canale prospiciente l’ingresso del Museo.
Di Paolo Maccione – Direttore di www.barchedepocaeclassiche.it
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01/08/2020

Raduno Vele al Terzo Cesenatico

Raduno Vele al Terzo a Cesenatico
01/08/2020

Raduno Vele al Terzo a Cesenatico

Raduno Vele al Terzo a Riccione e processione della Madonna del Mare.
26/07/2020

Raduno Vele al Terzo a Riccione e processione della Madonna del Mare.

26/07/2020

Raduno Vele al Terzo a Riccione e processione della Madonna del Mare.

Raduno di Bellaria di barche storiche con Vele al Terzo.
18/07/2020

Raduno di Bellaria di barche storiche con Vele al Terzo.

Photos from Vele al Terzo's post
11/07/2020

Photos from Vele al Terzo's post

07/07/2020
08/06/2020
Museo della Regina di Cattolica
01/06/2020

Museo della Regina di Cattolica

#GentidiMare
Abbiamo spesso parlato di vele e del ruolo delle donne nella comunità marinara di #Cattolica e #Gabicce.
Oggi vogliamo soffermarci un po' sulla figura della velaia, attività tipicamente femminile trasmessa di madre in figlia, all'interno di famiglie che sono diventate specializzate in questo mestiere.
Mentre gli uomini dipingevano e decoravano le vele con terre naturali, erano le donne a confezionarle e ripararle direttamente sulle barche.
Questo mestiere, e il sapere e la pratica di socialità che esso generava, è scomparso progressivamente con il passaggio dalla vela al motore, ma ancora oggi è tenuto in vita a Cattolica da Carmela Del Bianco, che abbiamo intervistato nella sua bottega storica in via del Porto.
Un tempo, il negozio di famiglia era il ritrovo dei marinai non solo perché vi si recavano per le vele, ma anche perché suo padre era un pescatore e nella comunità marinara si conoscevano tutti.
“Ora”, precisa Carmela, “è molto cambiato”.
Carmela è nata e cresciuta fra le vele e ha sempre amato svolgere questo lavoro.
La nonna di Carmela, nata nel 1878, aveva appreso il mestiere da un pesarese, un certo signor Patrignani e l'aveva insegnato a sua figlia Maria Prioli, nata nel 1907.
Per Carmela però non era per nulla scontato proseguire il mestiere delle donne della famiglia, quanto una scelta legata ad una passione che l'ha accompagnata per tutta la vita, perché, come sottolinea più volte, “se non mi piaceva non lo facevo”.
Carmela ha sempre lavorato da sola, ma quando era bambina, ricorda che c'erano molte donne che aiutavano. All'epoca, le vele “si facevano col tessuto alto 33 cm ed erano tutte cucite a mano. Per quello si vedono 7-8 donne perché gli sferzi erano tutti cuciti a mano […] C'era l'ago a triangolo per armarle, c'era il guardapalme, che ancora l'adopero”.
Si viveva molto in strada.
Mostrandoci delle fotografie, ci spiega che sua mamma legava gli sterzi fuori e si metteva con la sedia a lavorare sul marciapiede di casa con le altre donne. Per disegnare e tagliare le vele, invece, le velaie avevano bisogno di un ampio spazio e allora si andava alla cooperativa Casa del Pescatore, sul porto, davanti alla Capitaneria o si usava la pista di pattinaggio, naturalmente alle prime luci dell'alba. Ricorda Carmela: “Una volta siamo andate al porto, vicino alla Madonnina per tagliare una vela perché non c'era lo spazio, perché non ci vogliono le colonne in mezzo, e allora cos'è una casa che non ha le colonne in mezzo? E allora siamo andate lì. Mi ricordo, che ci ha mandate via la Capitaneria. E una volta siamo andate alle 4, del mattino eh! Alle 4 del mattino, per non dar fastidio, però alle 7.30 ancora eravamo lì, la Capitaneria dopo è stata zitta e ci ha fatto finire. Ma ti parlo di cinquant'anni fa!”
Naturalmente, il lavoro di Carmela oggi è molto cambiato e non solo perché i macchinari che possiede lo rendono più leggero che in passato, quando tutto veniva fatto a mano con l'ago d'armare, ma soprattutto perché ora sono le barche da diporto, i musei, le Associazioni di Vele al Terzo e i singoli proprietari di imbarcazioni storiche lungo tutta la costa dell’Adriatico che si rivolgono a lei per realizzare e riparare vele.

#reginaperunpost
Comune di Cattolica
Comune di Gabicce Mare
IBC Emilia-Romagna

Ci facciamo belli.Preparativi per la stagione aspettando fiduciosi di poter tornare in mare con le nostre solite attivit...
27/05/2020

Ci facciamo belli.
Preparativi per la stagione aspettando fiduciosi di poter tornare in mare con le nostre solite attività.

Museo della Regina di Cattolica
02/05/2020

Museo della Regina di Cattolica

Buon sabato dal Museo!
Per la nostra rubrica dedicata alle #Collezioni, oggi vi parleremo delle vele al terzo, tipiche dell'Adriatico Centro-Settentrionale, ripercorrendone un po' la storia, la complessa simbologia e le molteplici funzioni.
La vela al terzo, detta anche “vela da trabaccolo” perché tipica di questa imbarcazione, ha forma trapezoidale e deve il suo nome alle specifiche proporzioni della lunghezza della vela che sta davanti all'albero (in termini tecnici, il pennone di “sopravia” è per un terzo a proravia dell'albero e per due terzi a poppavia).
Essa ebbe probabilmente origine nella Laguna veneta e poi si diffuse nell'Adriatico settentrionale e centrale, fra la fine del XVII e il XVIII secolo, sostituendo progressivamente la vela latina medievale a forma prevalentemente triangolare, caratteristica della tradizione nautica marittima del Mediterraneo, ma diffusa anche nelle zone lagunari. Sembrerebbe che la vela al terzo sia l'esito di sperimentazioni secolari nate dall'incontro fra la vela latina e la vela rettangolare della tradizionale nautica fluvio-lagunare padana, già diffusa in età romana nelle acque interne.
La forma trapezoidale rese la vela molto più potente, funzionale alla pesca a strascico e al trasporto, ma creò anche alcune difficoltà.
Un aspetto caratteristico di queste vele è che sono i dipinte e decorate con disegni geometrici e simboli che identificavano la barca, i proprietari e la loro famiglia.
La pratica di decorazione delle vele, già affermatasi nel XVI-XVII, conobbe uno straordinario sviluppo a partire dalla metà del XIX secolo.
Le tradizionali vele adriatiche di cotone erano decorate con colori di terre ocra, rosso e nero.
Oltre all'aspetto estetico, la colorazione delle vele le rendeva più resistenti all'azione del sole, della salsedine e dell'acqua, proteggendole dalle muffe.
Inoltre, la peculiare composizione di simboli, geometrie e colori di ogni singola vela costituiva uno straordinario sistema di comunicazione sia in mare, dove consentiva l'avvistamento e la segnalazione di richieste di aiuto da parte dell'equipaggio, sia in terra, dove la persona che era di vedetta sul molo poteva identificare la barca al rientro dalle battute di pesca per cominciare a organizzare la vendita del pescato.
Erano gli uomini a colorare e decorare le vele, mentre la loro costruzione e riparazione era un'arte femminile, trasmessa di madre in figlia, di generazione in generazione, un'arte di cui torneremo a parlarvi.
Qui potete scaricare, se non lo aveste già fatto, il volume "Vele di Famiglia - La flottiglia da pesca del porto di Cattolica e Gabicce dal 1920 al 1950 nelle tavole di S. Mascilongo".
https://bit.ly/2xsBl1P

#Reginaperunpost
#laculturanonsiferma
Comune di Cattolica
Comune di Gabicce Mare
IBC Emilia-Romagna

Ariminum La Rimini Romana
01/05/2020

Ariminum La Rimini Romana

Ponte di Tiberio di Rimini
Ph. Smaurri Elpaso

Museo della Marineria Cesenatico
01/05/2020

Museo della Marineria Cesenatico

Oggi è il 1 maggio, Festa del Lavoro, e ci sembra importante ricordare che il Museo della Marineria, forse prima ancora di essere un museo storico o etnografico (per quanto possano ancora valere queste distinzioni), è soprattutto un museo dedicato al lavoro; quello duro, faticoso, pericoloso di chi va in mare.
In Francia lo chiamano “le grand métier” – il grande mestiere – e a pensarci bene, pur con tutti i miglioramenti della qualità della vita a bordo e soprattutto della sicurezza, quello dei pescatori e naviganti resta ancora l’unico lavoro che si svolge a contatto diretto con le forze possenti di una natura non “civilizzabile”. Un lavoro che oltre agli uomini che andavano in mare coinvolgeva tutta la famiglia, dalle donne ai bambini, come si vede nelle numerose foto d’epoca e come abbiamo raccontato anni fa nella bella mostra/libro “Zughè, lavurè – giocare, lavorare”, a cura di Elisa Mazzoli e Roberto Papetti.

Per questo, vogliamo dedicare questo strano e inaspettato 1 Maggio 2020 a tutti gli uomini, donne, e anche ai bambini di allora, che hanno lavorato sul mare e a terra, mandando avanti la casa e la famiglia e rendendo possibile un futuro diverso per loro e i loro figli e nipoti.
Lo facciamo riproponendo come immagine il fotogramma del filmato “Romagna” (Istituto Luce, 1929) dove si vede un ragazzino - il mozzo – a bordo di un trabaccolo da pesca nel porto di Cesenatico. Abbiamo cercato di identificarlo, ma non ci siamo mai riusciti: meglio così, in qualche modo rappresenta tutti i ragazzini che un giorno sono usciti dal porto con timore misto a curiosità e meraviglia, per iniziare il mestiere del mare.

#chiusinonfermi
#laculturanonsiferma
#almuseopervoi
#MuseumsAndChill

Museo della Regina di Cattolica
30/04/2020

Museo della Regina di Cattolica

foto: Gemma Felici

Museo della Marineria Cesenatico
30/04/2020

Museo della Marineria Cesenatico

Continuiamo la “presentazione” della sede del Museo della Marineria di Cesenatico avviata nel post precedente riportando anche le parole con cui il progettista, l’architetto Antonio Nicoli, spiega le motivazioni e anche le suggestioni che hanno condotto le sue scelte progettuali.

“Casa di barche”
C’è da chiedersi perché due edifici, e così diversi tra loro. Per iniziare, si è deciso di ricostruire l’edificio del vecchio ospedale cittadino, come era e dove era, per risarcire le quinte del porto canale di Cesenatico, dare una continuità di basse costruzioni che attengono alla immagine tradizionale, come si vede riprodotta nelle cartoline in bianco e nero: un bosco increspato di vele dove le case sul canale vengono quasi oscurate; qui le funzioni sono, oltre al ricevimento, amministrative e di esposizioni a tema. Il vasto padiglione nel retro del primo edificio, invece, svolge la funzione di un grande contenitore che espone, tra l’altro, imbarcazioni al completo: visibili nell’intera chiglia e armate di vele anche nelle stagioni piovose o fredde. Questo nuovo edificio, in seconda linea, poteva esser progettato in tanti modi diversi, non avendo appiglio stretto con la conformazione del “borgo”; dopo un lungo dibattito e confronto con le associazioni locali, insieme all’Amministrazione Comunale, si è preferita una forma evocatrice di antichi contenitori di mare; in breve, di arsenali adriatici e di “lunghe rotte” mediterranee dirette a est.
La pianta è quadrata, secondo una costante del primo Rinascimento, come nelle più note carceri del Piranesi; l’edificio museo collega barche e oggetti marinari conservati agli antichi edifici di lavoro d’ascia, a fucine, a tavolati anneriti da emulsioni di catrame; l’esperienza spaziale di visita si connette all’archetipo più remoto, al più antico arsenale. La vista più estesa converge, sia al piano terra che dai soppalchi, al pavimento che stilizza un mare e una spiaggia sabbiosa; si realizza così l’esperienza di un panottico monovolume in cui il visitatore può liberamente rievocare una propria idea marinara, incluso il non banale spazio di una vecchia canzone: “sapore di mare, sapore di sale”.

Arch. Antonio Nicoli
Progettista Sezione a Terra Museo della Marineria
(dalla Guida al Museo della Marineria di Cesenatico, Minerva, 2015)

(foto Urbano Sintoni)

#chiusinonfermi
#laculturanonsiferma
#almuseopervoi
#MuseumsAndChill

Museo della Regina di Cattolica
30/04/2020

Museo della Regina di Cattolica

Foto Gemma Felici

Museo della Marineria Cesenatico
23/04/2020

Museo della Marineria Cesenatico

Museo della Regina di Cattolica
22/04/2020

Museo della Regina di Cattolica

Per la rubrica #gentidimare oggi abbiamo deciso di dare un taglio tutto femminile, ovvero di parlarvi delle donne nella comunità portolotta.
In un contesto in cui il tempo della vita quotidiana era scandito dai ritmi del lavoro in mare, dalle stagioni, dai rientri degli uomini dall'attività di pesca e dai periodi di assenza, il “mondo delle donne” era separato, in termini di ruoli sociali, funzioni e attività quotidiane, e al contempo profondamente intrecciato a quello degli uomini.
Gli uomini, adulti e ragazzi, lavoravano in mare contribuendo all'economia familiare con la paga (misurata, per le imbarcazioni, in “carati”, ovvero la venticinquesima parte della proprietà della barca).
Per generazioni, le donne - madri, mogli, sorelle, figlie dei pescatori - hanno svolto un lavoro importantissimo e altrettanto essenziale per la vita familiare.
In primo luogo, attraverso il lavoro culturale di gestione del nucleo famigliare, si prendevano cura dei figli e degli anziani, anche durante i periodi, talvolta prolungati, di assenza dei mariti. Si occupavano poi della preparazione e della conservazione del cibo, della produzione degli abiti dei pescatori, confezionando le cotonine che poi rendevano impermeabili e lavorando ai ferri “calztun” e “monefle” di lana per riscaldare mani e piedi. Raccoglievano legname e falasco sulla spiaggia da usare come combustibile per uso domestico.
Non solo, lungo la battiglia, donne e bambini raccoglievano molluschi e crostacei come vongole, cannelli e granchi.
Le donne svolgevano anche un ruolo economico attivo al di fuori delle mura domestiche, gestendo in prima persona la vendita del pesce.
Di vedetta al porto, in attesa di scorgere all'orizzonte la vela della barca di famiglia, organizzavano lo smercio del pescato e, alcune, con un carretto e un cestino, andavano al mercato o nelle piazze a vendere la “muséna” (la parte di pesce pregiato che il “paròn” destinava ai pescatori prima della divisione del pescato).
La “rum(a)gàia”, invece, ovvero il pesce di scarto, era una parte integrante della dieta famigliare, insieme alle erbe di campo e ai prodotti agricoli che venivano coltivati in un piccolo orto o barattati con i contadini.
Inoltre, le donne spesso amministravano patrimoni e si trovavano a gestire le proprietà dopo la morte del marito. Alcune donne lavoravano come velaie o sarte, nella riparazione o nel confezionamento di reti e vele nuove, anche per la vendita.
Altre lavoravano nell'industria conserviera che si sviluppò a partire dalla fine degli anni 1930 con la creazione di stabilimenti della Arrigoni e dell'Ampelea.
Insomma, molteplici e altamente specializzati erano i ruoli delle donne, il cui lavoro ha contribuito in maniera fondamentale alla vita sociale, culturale ed economica della comunità portolotta tradizionale e della città stessa di Cattolica.

#womenpower
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Commenti

Bellissime barche di vela al terzo... ho avuto il privileggio di fare esperienza di vela al terzo a Venezia..... .
Oggi a Rimini varati i Lancioni Amarcord e Saviolina Foto Giacomo Savoldelli Pedrocchi
Ultima uscita in mare della Battana Vanina giovedì 8 novembre..!!!
Rimini. 5 settembre 2018.
Oggi pomeriggio al largo....sulla barca 'Arcioun" meravigliosa sorpresa