16/08/2021
Ho sempre voluto fare un cammino...quest'anno è capitato per pura casualità da "Palermo a Messina per le Montagne" ...doveva andare una mia amica, ma aveva frainteso le date...mi sono inserita io.
Quattro giorni, ma si prevedevano temperature intorno ai 35 gradi e tappe non particolarmente facili in alcuni punti.
Gli altri erano più allenati di me, temevo di non farcela, di scoraggiarmi, temevo il caldo.
Il signore che in un bar di Palermo mi doveva consegnare le credenziali del Pellegrino appena mi ha visto con il mio sguardo un po' spaurito mi ha detto "si vede che non hai la faccia da cammino" sorridevo, sapevo che aveva ragione.
Gli esponevo le mie paure "...mi conosco sono lenta..." e lui serafico e rassicurante "...soffriranno loro, non tu..." risi sorniona a questa risposta "...e se mi lasciano indietro...?" "...non lo faranno..." e poi ricorda "abbi pazienza e fiducia nel Cammino"...gli chiesi cosa volesse dire aver fiducia nel cammino e mi raccontò la sua esperienza in cui una volta avventuratosi da solo a tracciare i segnali, si spense il cellulare in mezzo al nulla e citofonò ad una casa dove gli offrirono compagnia cibo e acqua.
Compensai la mia preparazione atletica non eccelsa con un equipaggiamento che mi potesse aiutare, solo non tenni conto delle scarpe, comode ma che avrebbero dovuto essere una misura piú grande.
Iniziò il viaggio, la notte in treno fino a Patti e poi un pulmino che ci ha portato fino a Floresta sui Nebrodi, gli alberi ci proteggevano dal calore. E camminando lo zaino pesava sì, pensavo di aver ridotto all'osso le cose da portare, ma man mano che si camminava ho capito che si puó esser ancor piú essenziali.
Ho capito che le nostre paure di trovarci "sprovvisti" pesano e piú le abbandoniamo, piú siamo liberi e leggeri.
Nonostante la stanchezza il primo tratto è stato davvero una passeggiata, nelle ore piú calde abbiamo intercettato una guardia forestale che ci ha risparmiato l'ultimo tratto sotto il sole, io davanti e gli altri dietro modalità 'carro bestiame'.
Ho riso quando questo signore, in una qualche forma di catanese disse "dì ai tuoi amici di stare seduti, chè non vorrei farvi un favore ed invece ne facciamo fuori qualcuno".
A Nicosia ci aspettava uno splendido albergo Etna Quota Millecon piscina tutto in pietra lavica, dove se avessimo chiesto ad uno degli inservienti di sventolarci, lo avrebbe fatto con cortesia data la gentilezza dimostrataci. Sembrava un'oasi dopo la calura, l'aperitivo a bordo piscina, del buon cibo, la mia pasta al ragú di cinghiale lasciata a metà, per cui subisco battute a tutt'oggi.... etc..
Questo sfizio però l'indomani ci ha fatto perdere la strada, abbiamo improvvisato ed abbiamo allungato, stavano iniziando i dolori, anca, ginocchio...ancora tollerabili.
La sveglia all'alba mi frastornava, c'erano attimi di caldo terrificanti...a volte rimanevo indietro...e lí iniziava quel piccolo diavoletto interiore che sussurrava "non ci riesci" che ti scoraggiava, ma poi risuonavano le parole "pazienza e fiducia nel cammino" dentro di me ed andavo avanti.
Quel giorno credo, abbiamo fatto piu' di 30 km, nella salita che ci doveva portare a Cesarò un signore passato a controllare delle vacche ci ha caricato tutti su provvidenzialmente.
Cesaro' era meno entusiasmante, l'albergo era caldo e senza aria condizionata ed alle tre di notte un rumore di cantiere ha svegliato quasi tutti.
L'indomani per una incomprensione, due pellegrini si sono incamminati prima e siamo rimasti in 4. Incrociammo paesaggi bellissimi ed un pastore tecnologico che gestiva le pecore con un drone...
I miei compagni mi raccontavano le loro storie di vita affascinanti e sofferte, io pero' non riuscivo ad allungare il passo e talvolta mi ritrovavo sola, inziò la lotta in me "seguo il mio corpo o seguo gli altri", ma il mio corpo è molto forte e grida quando gli impongo un ritmo che non gli appartiene e cosi' seguii lui, mi fidai di lui, ripetendomi pazienza e fiducia nel cammino e ricordandomi che va bene ugualmente, che è bello fermarsi a dar da mangiare agli asini , o fermarsi a ba****si i piedi, che non devo dimostrare nulla ma solo godermi il paesaggio ed anche se mi piace la compagnia, che so godere anche dei momenti di solitudine.
L'ultimo tratto della salita fino a Troina però mi ha sfiancato, non abbiamo trovato nessun passaggio, dei mountain bikers piu' stanchi di noi tentavano di tagliare un traguardo sudati e distrutti, ma grazie a loro abbiamo raccattato acqua fresca che gli organizzatori lanciavano lungo la strada, uno di loro mi motivava "su coraggio".
Sergio, il nostro animatore di gruppo, si è fatto lanciare una bottiglia d'acqua fresca da un signore dentro un villino, io senza dignità chiesi anche se ci potesse annaffiare con il tubo delle piante, ma li' il proprietario di casa imbarazzato ha declinato, mi sono accontentata dell'acqua da bere.
Purtroppo nell'ultimo tratto il mio corpo ha avuto un cedimento, un dolore bruciante lungo tutto l'interno coscia fino a risalire al p**e, intollerabile.
Mi iniziai a scoraggiare, era un dolore diverso, muscolare, non avrei potuto fare la tappa successiva, se mi fosse venuto a metà strada non avrei potuto far nulla. Mi iniziò a salire la tristezza.
Mangiammo nella pizzeria del paese in piazza, risate, scherzi.
L'indomani mi alzai con gli altri e presi il bus per Randazzo.
Sotto gli occhiali da sole piansi silenziosamente, per la stanchezza, per la solitudine, per un piccolo senso di fallimento. Dopodichè feci pace con me stessa e con il mio corpo e lo consolai dicendogli che va bene provare e non sempre farcela.
Mi fermai ad un bar dove degli anziani mi diedero un po' a parlare e li' ricominciai a scrivere, l'attesa, tutte queste emozioni mi hanno spinto a comprare un quaderno in un tabacchi e scrivere, non lo facevo da un po', ricominciava a fluire qualcosa messo da parte.
Arrivavano gli altri pellegrini ed aspettammo una dolcissima signora svizzera che ci accompagnò fino a Sperlinga.
La sera fu cio' che di più squisito ho ascoltato, la sua voce raccontava dei bambini e delle donne straniere che aveva salvato dall'abbandono e dalla prostituzione, quel borgo antico, quel cibo cucinato dalla vicina... ero in una cartolina...
L'indomani riprendere bus e treno per tornare è stato difficile.
Ho salutato velocemente alla stazione, ho lavorato nel pomeriggio, e quando finalmente ho potuto poggiare sul tavolino della mia casa la razionalità...eccolo li'....rimandato...un bel pianto a dirotto che suggellava la nostalgia e l'intensa esperienza terminata.