09/03/2021
Favorire la crescita: attenzione a segnali e strategia
Alla luce della storia delle società e della teoria dell’innovazione è fondato ritenere che per anticipare il futuro è cruciale l’esercizio di una costante attenzione nell’individuare i problemi, soprattutto quelli inattesi.
Il Corona virus è solo uno dei tanti fattori di rischio che impattano e impatteranno nel breve periodo le supply chain . Ce ne sono molti altri: la Brexit, la guerra dei dazi Usa-Cina, i disastri ambientali e naturali sempre più frequenti, i cyber attacchi a computer e reti informatiche, i cambiamenti di leggi e normative, la volatilità della domanda, l’evoluzione continua delle esigenze dei consumatori, gli obiettivi di riduzione del CO2 e di sostenibilità ambientale.
Alle prime avvisaglie di arresti della produzione da parte dei fornitori asiatici, i responsabili degli acquisti e della supply chain hanno dovuto prendere atto della vulnerabilità delle filiere globali, facendo emergere la necessità di un nuovo approccio alla gestione delle scorte..
Gli analisti individuano alcune azioni da intraprendere per mitigare l’impatto del coronavirus sulle supply chain : prima di tutto, creare trasparenza sulle catene di approvvigionamento, identificando fonti alternative per la fornitura di componenti critici. In secondo luogo, si dovranno stimare le scorte disponibili lungo l’intera catena del valore, compresi i pezzi di ricambio e quelle scorte post-vendita, da utilizzare come ponte per mantenere attiva la produzione. Inoltre non è necessario fare scorta di tutti i beni, ma disporre di consistenti giacenze di articoli di basso valore e di lunga durata può incrementare l'affidabilità della supply chain e ridurne la complessità. Sarà poi utile valutare la domanda realistica del cliente finale come pure ottimizzare la capacità di produzione e distribuzione per garantire la sicurezza dei dipendenti. Infine, individuare e proteggere la capacità logistica e, ove possibile, essere flessibili sulla modalità di trasporto. Il tutto attraverso una gestione della liquidità e del capitale circolante netto eseguendo stress test per capire dove problemi alla catena di fornitura potrebbero causare un impatto finanziario.
Anche la pianificazione integrata è messa in discussione: non più dalla domanda al calcolo dei fabbisogni, bensì dalle risorse certe al calcolo dei beni o servizi garantiti e, sulla base di questi, all’individuazione dei futuri clienti.
È sempre più impellente la necessità di riprogrammare le catene del valore trasformando i fornitori strategici in partner.
Il partner è il fornitore abituale, partecipativo e intelligente che pianifica, secondo un programma di lavoro. Abituale in quanto, a parte la frequenza della collaborazione e quindi della prestazione dei servizi, ha instaurato un rapporto fiduciario. È ovvio che tale caratteristica beneficia dell’accumulo di esperienza che esonera il cliente dall’obbligo di training continuo dei nuovi fornitori. È corretto che il cliente o i responsabili delle società, nell’interesse proprio o dell’azienda si dedichino alla ricerca di fonti alternative. Ma ‘alternative’ non vuol dire meno costose; vuol dire qualitativamente equivalenti.
Il settore dell’autotrasporto, anello debole della supply chain, di tutti riconosciuto quale partner strategico di ogni progetto economico e da sempre vessato nella prospettiva economica, lamenta da tempo l’assenza di una strategia a medio -lungo termine.
Parafrasando Seneca “Non esiste vento favorevole se non si sa dove andare”.